Il Piano europeo di azione verso l’inquinamento zero

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Nell’ambito delle politiche del “Green Deal”, la Commissione Europea ha adottato – lo scorso 12 Maggio – il Piano di azione “Verso l’inquinamento zero per aria, acqua e suoli” che definisce una visione integrata per la riduzione dell’inquinamento, entro il 2050, a livelli che non siano più dannosi per la salute umana e gli ecosistemi naturali

L’impatto delle attività umane sugli equilibri dell’ecosistema globale – anche in termini di perdita della biodiversità – ha generato conseguenze drammatiche sulla salute delle persone. Nel mondo intero, l’esposizione all’inquinamento ambientale è responsabile di quasi un quarto di tutte le malattie diagnosticate.

Nel 2016, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il rapporto “Prevenire le malattie grazie a un ambiente migliore: verso una stima del carico di malattia legato all’ambiente”, rivelatosi un contributo davvero completo e articolato su quanto i fattori di rischio ambientale prevenibili possano contribuire all’insorgenza di una vasta gamma di patologie. Questo studio, compiuto attraverso la revisione sistematica della letteratura scientifica ed oltre 100 interviste ad esperti internazionali, ha valutato l’impatto di fattori ambientali noti su specifiche malattie ed ha dimostrato che una politica ambientale adeguata e una strategia di interventi mirati potrebbe contenere gran parte di questi rischi, riducendo le malattie, le disabilità e i decessi. Come a suo tempo sottolineato da Maria P. Neira, Direttore del Dipartimento di Salute Pubblica e Ambientale dell’OMS (e coautrice della ricerca), “Questo rapporto mette insieme i migliori dati attualmente disponibili riguardo a 85 categorie di malattie e incidenti. Da oggi abbiamo a disposizione una lista di problemi da cui partire per sviluppare politiche di prevenzione nel campo della salute e dell’ambiente”.

In base alla suddetta ricerca, le patologie che – in termini assoluti – presentano la mortalità più elevata legata a fattori di rischio modificabili di natura ambientale sono: le malattie cardiovascolari, le malattie diarroiche, le infezioni del tratto respiratorio inferiore, il cancro e la broncopneumopatia cronico-ostruttiva.

Il rapporto ha dimostrato che l’ambiente incide in misura significativa su oltre l’80% di queste malattie principali, ponendo in risalto i rischi ambientali che sono effettivamente modificabili attraverso l’adozione di politiche di intervento adeguate e l’impiego di tecnologie già disponibili.

Inoltre, il rapporto ha stimato che i fattori di stress ambientali sono responsabili per il  12-18% di tutti i decessi nei Paesi della Regione Europea dell’OMS.

In Europa, l’inquinamento dell’aria rappresenta il principale fattore di rischio ambientale per la salute umana, risultando associato a malattie cardiache, ictus, malattie polmonari e cancro ai polmoni.

Politiche dell’UE per affrontare gli impatti ambientali sulla salute

Negli ultimi anni, al livello dell’Unione Europea, sono state numerose le iniziative finalizzate al contenimento dei fattori di rischio ambientale.

Tra le azioni promosse nei principali settori della politica ambientale si annoverano: il Regolamento REACH n. 1907/2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche; il Pacchetto Aria Pulita varato dalla Commissione Europea il 18 Dicembre 2013; la Dichiarazione di Ostrava del 15 Giugno 2017, nella quale i ministri ed i rappresentanti dei Paesi della Regione Europea dell’OMS hanno definito un approccio intersettoriale e inclusivo per affrontare le sfide in materia di salute, ambiente e sostenibilità; la Direttiva sull’Inquinamento Acustico n. 367/2020; la nuova Strategia di adattamento ai cambiamento climatici, adottata dalla Commissione Europea il 24 Febbraio 2021, che evidenzia i cambiamenti climatici ormai in atto e la necessità di costruire un futuro più resiliente.

Nell’ambito delle più ampie politiche del “Green Deal” dell’Unione Europea, la Commissione Europea ha adottato – lo scorso 12 Maggio – il Piano di azione “Verso l’inquinamento zero per aria, acqua e suoli”. Questo documento definisce una visione integrata (e proiettata nel lungo termine), finalizzata alla riduzione dell’inquinamento, entro il 2050, a livelli che non siano più dannosi per la salute umana e gli ecosistemi naturali, indicando i passaggi per giungere a tale ambizioso obiettivo.

Nell’Unione Europea, ricorda la Commissione nella sua nota di presentazione del Piano, un decesso su otto è connesso all’inquinamento ambientale; nel 90% dei casi, a causare i decessi sono le malattie croniche, tra le quali soprattutto i tumori e le patologie cardiovascolari e respiratorie. Si stima che l’inquinamento atmosferico provochi – da solo – fino a 400.000 morti premature all’anno. Le ripercussioni più deleterie dell’inquinamento sulla salute umana ricadono particolarmente sulle categorie più vulnerabili (bambini, anziani, ammalati, soggetti in disagiate condizioni socioeconomiche), generando così ulteriori disuguaglianze.

Il Piano di azione concerne l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, nonché i prodotti di consumo, e include anche l’inquinamento marino e acustico. Esso risponde all’ideale proiezione dell’Unione Europea verso un ambiente privo di sostanze tossiche, e va ad aggiungersi agli altri obiettivi comunitari per la neutralità climatica, la salute, la biodiversità e l’efficienza delle risorse, intervenendo con iniziative nei settori dell’energia, dell’industria, della mobilità, dell’agricoltura, dell’alimentazione e dell’economia circolare.

Gli obiettivi del piano di azione

  1. Migliorare la qualità dell’aria per ridurre del 55% il numero di morti premature provocate dell’inquinamento atmosferico.
  2. Migliorare la qualità dell’acqua riducendo i rifiuti, i rifiuti di plastica in mare (del 50%) e le microplastiche rilasciate nell’ambiente (del 30%).
  3. Migliorare la qualità dei suoli riducendo del 50% le perdite di nutrienti e l’uso di pesticidi chimici.
  4. Ridurre del 25% gli ecosistemi dell’Unione Europea nei quali l’inquinamento atmosferico minaccia la biodiversità.
  5. Ridurre del 30% la quota di persone cronicamente interessate da disturbi causati dai rumori dei trasporti.
  6. Ridurre in modo significativo la produzione di rifiuti e del 50% quella dei rifiuti urbani residui, ovvero quelli che restano fuori dalla raccolta differenziata (o a valle della stessa) e non possono essere avviati al riciclo.

Le azioni mirate per ciascuna area di intervento

Per il raggiungimento degli obiettivi concernenti il miglioramento della qualità dell’aria, la Commissione proporrà di allineare più strettamente gli standard di qualità dell’aria comunitari alle prossime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; saranno altresì rafforzate le disposizioni in materia di monitoraggio, modellazione e redazione dei piani nazionali, migliorando nel contempo l’applicabilità delle norme. Inoltre, l’esecutivo europeo – d’intesa con i Paesi membri – darà seguito ai programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico e agli impegni di riduzione finalizzati a garantire la piena attuazione della “Direttiva NEC – National Emission Celling” 2016/2284 (concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici), e introdurrà requisiti più severi per affrontare l’inquinamento atmosferico alla fonte (agricoltura, industria, edifici, energia e trasporti).

Quanto al miglioramento della qualità dell’acqua, la Commissione Europea approfondirà il monitoraggio, il rafforzamento e la modernizzazione delle normative esistenti, procedendo – ad esempio – alla riforma nel 2022 della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. Inoltre, si procederà all’aggiornamento degli elenchi di sostanze problematiche per le acque superficiali e sotterranee, alla revisione (e all’eventuale aggiornamento) di altre leggi comunitarie su risorse idriche e marine, nonché alla garanzia affinché i Paesi membri promuovano un consumo idrico sostenibile ed efficiente. 

In merito al miglioramento della qualità del suolo, l’esecutivo europeo presenterà una strategia per il suolo entro la fine del 2021. Le azioni si concentreranno sull’identificazione dei siti contaminati. Inoltre, la Commissione lavorerà ad una guida per un passaporto destinato all’uso sicuro, sostenibile e circolare dei terreni di scavo.

Oltre alle azioni mirate per ciascuna area di intervento, il Piano prende in esame anche aspetti trasversali, quali la riduzione dell’impronta dell’inquinamento esterno dell’UE, limitando le esportazioni di prodotti e rifiuti che possano avere un impatto nocivo e tossico nei paesi terzi.

Il Piano si propone di collegare tutte le politiche dell’Ue potenzialmente funzionali alla prevenzione e al contenimento dell’inquinamento, con una particolare attenzione sulle modalità di impiego anche degli strumenti digitali più adeguati. Al riguardo, è prevista l’attivazione dei “Living Labs” (ossia laboratori per soluzioni digitali verdi e inquinamento intelligente zero) e il consolidamento dei Centri di Conoscenza sul tema. 

Inoltre, il Piano prevede diverse revisioni della legislazione pertinente dell’Ue per identificarne le lacune, o per valutare i contesti specifici che necessitino di una sua migliore attuazione.

In particolare, la Commissione intende: 1) allineare più strettamente gli standard di qualità dell’aria con le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità; 2) rivedere gli standard per la qualità dell’acqua nei fiumi e nei mari dell’Ue; 3) ridurre l’inquinamento del suolo e migliorare il ripristino; 4) rivedere la maggior parte della legislazione Ue sui rifiuti per adattarle ai principi dell’economia pulita e circolare, e per favorire l’inquinamento zero da produzione e consumo.

Per alcune forme di inquinamento, come quello atmosferico, già risulta disponibile una solida base di dati e prove su cui fondare la necessità di rivedere il quadro giuridico.

Invece, per altre tipologie di inquinamento (come quello derivante da particelle leggere) non si è ancora in possesso di elementi certi e attendibili che possano aiutare nella determinazione delle più opportune strategie di intervento a livello dell’Ue. A tale riguardo, è prevista la predisposizione di un “Quadro di monitoraggio e prospettive sull’inquinamento zero” (“Zero Pollution Monitoring and Outlook”) che contribuirà con rapporti regolari a raccogliere maggiori informazioni e dati di questo tipo, a partire da una prima relazione prevista per il 2022.

Ad oggi, non è ancora noto quale sarà il costo complessivo – in termini economici – di questo ambizioso progetto. Comunque, è fin d’ora chiaro che i costi dell’inazione sono di gran lunga superiori a quelli dell’azione. A titolo di esempio, nell’Unione Europea i costi dell’inquinamento atmosferico, in termini di salute e attività economiche, sono stimati tra 330 e 940 miliardi all’anno, mentre il complesso delle misure finora adottate per migliorare la qualità dell’aria hanno un costo combinato stimato tra 70 e 80 miliardi di euro all’anno.

Realisticamente, la Commissione ritiene che “Qualora non sia (ancora) possibile prevenire completamente l’inquinamento fin dall’inizio, esso dovrebbe essere ridotto al minimo. Infine, una volta verificatosi l’inquinamento, gli ambienti inquinati dovrebbero essere ripristinati e i relativi danni dovrebbero essere risarciti”.

Come afferma Viginijus Sinkevicius, commissario UE all’Ambiente, “L’inquinamento ambientale incide negativamente sulla nostra salute, in particolare sui gruppi più vulnerabili e socialmente svantaggiati, ed è anche uno dei principali fattori alla base della perdita di biodiversità. Le ragioni per cui l’Unione Europea dovrebbe guidare la lotta globale contro l’inquinamento sono oggi più forti che mai. Con il piano d’azione sull’inquinamento zero creeremo un ambiente in cui i cittadini europei potranno vivere in modo sano, contribuiremo a una ripresa resiliente e promuoveremo la transizione verso un’economia pulita, circolare e climaticamente neutra”.

Avv. Michele Ametrano

Fonti:


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