La ricerca oncologica nel ‘700 dei lumi: le prime evidenze di cause ambientali del cancro

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Durante il Settecento, la ricerca oncologica compie riguardevoli passi avanti in virtù delle prime dimostrazioni dell’esistenza di correlazioni tra fattori ambientali, agenti chimici e cancro, e del ruolo sempre più importante che viene assunto dalla chirurgia

Il Settecento ha rivoluzionato dal profondo quasi ogni aspetto della vita e del sapere dell’umanità, tanto da conquistarsi il titolo di “secolo dei lumi”. Il riferimento esplicito è, ovviamente, all’illuminismo, il movimento politico, sociale, culturale e filosofico che più di ogni altro ha rivoluzionato il mondo in quegli anni, ponendo le basi per i radicali cambiamenti dei secoli successivi.

Il campo medico e, in particolare, quello oncologico non sono rimasti avulsi da questa profonda rivoluzione, la quale ha portato ad importanti scoperte che hanno segnato il percorso della ricerca degli anni successivi e hanno lasciato una grande eredità tutt’ora pesante in campo medico-scientifico.

In questo senso, proprio nell’anno 1700 sono stati pubblicati tre importanti volumi: il De Morbis Artificum di Bernardino Ramazzini, le Recherches sur la Nature et la Guerison des Cancers di Deshaies Gendron e il Sepulchretum sive Anatomia Practica di Théophile Bonet.

Bernardino Ramazzini (1633-1714) esercitò a Modena la professione di medico fino ad ottenere proprio nel 1700 la cattedra di Medicina teorica all’Università di Padova. È divenuto noto come padre della “medicina del lavoro”, quella branca della medicina che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della cura delle malattie causate dalle attività lavorative. Nel De Morbis Atificum, infatti, Ramazzini si concentra sugli effetti nocivi dei metalli con cui si viene in contatto nelle varie professioni: vengono descritti i danni da mercurio in chirurghi, chimici e farmacisti, viene richiamata l’attenzione sulla pneumoconiosi[1] nei tagliapietre e nei minatori, così come sulla quasi totale assenza di cancro alle cervice uterina e, al contrario, la particolare incidenza di cancro al seno nelle suore.

Ramazzini in questo modo introduce l’idea e la comprensione dell’associazione tra ambiente e salute, il sospetto dell’origine ambientale di ogni patologia, la necessità di raccogliere la storia lavorativa di ogni paziente. Lascia, dunque, una grande eredità alla ricerca medico-scientifica degli anni a venire.

Deshaies Gendron (1663-1750) in Recherches sur la Nature et la Guerison des Cancers offre una visione molto chiara sulla genesi del cancro. Realizza, infatti, che i tumori derivino dalla trasformazione e dalla continua crescita delle strutture ghiandolari, linfatiche, vascolari e solide nel corpo. In merito alle cure, Gendron era convinto che i tumori non fossero curabili mediante farmaci e che l’ampia escissione chirurgica fosse l’unico trattamento possibile. Il chirurgo francese era a conoscenza della degenerazione cancerosa (oggi nota come metastasi) che spesso seguiva la crescita localizzata iniziale del cancro, tuttavia considerava incurabili questi casi.

Théophile Bonet (1620-1689), nel suo Sepulchretum sive Anatomia Practica (opera pubblicata postuma, 11 anni dopo la sua morte), raccoglie in tre volumi da 2260 pagine complessive materiale informativo su 2806 casi clinici, in gran parte derivante da cartelle cliniche e autopsie dei suoi contemporanei, e in parte da appunti suoi e casi trattati da egli stesso o dai suoi assistenti. In questa raccolta sono analizzati 43 case report le cui informazioni possono essere ricondotte a casi di cancro. Tra questi ci sono tumori del cervello, della testa e del collo, del polmone, della mammella, dell’esofago, dello stomaco, del colon, del fegato, del pancreas, dei reni, dell’utero, della cervice uterina, della vescica e della prostata. Sono anche descritti casi compatibili con carcinomatosi addominale da un linfoma primario sconosciuto e probabilmente maligno.

Frontespizio del Sepulchretum sive Anatomia Practica di Bonet (1700)

Per tradizione, la maggior parte delle autopsie era limitata agli organi clinicamente sospettati di malattia, pertanto non è una sorpresa che le metastasi siano state spesso perse o non siano state riconosciute. Oltre ai 43 casi di cancro, i volumi di Boneti contengono una moltitudine di osservazioni originali su tumori benigni e su varie condizioni mediche e chirurgiche. Allo stesso medico ginevrino va ricondotta la coniazione di molti nuovi termini, tra cui “papillomatosi”, “carcinomatosi” (metastasi locali), “diffusione miliare” (metastasi a distanza), “idropisia carcinomatosa” (ascite maligna), “strumatosi” (linfoma) e “carcinoidi” (piccoli carcinomi). Il Sepulchretum viene considerato come il primo vero trattato di anatomia patologica e Bonet come il “padre ispiratore” della stessa[2].

Negli anni successivi molti medici e ricercatori apportarono importanti contributi all’evoluzione della ricerca oncologica. Lorenz Heister (1683-1758), considerato il fondatore della chirurgia tedesca, eseguiva regolarmente esami post-mortem dei suoi malati di cancro deceduti, dai cui risultati ricavò l’idea che il cancro al seno dovesse essere trattato mediante mastectomia radicale, ovvero l’asportazione della mammella, dei linfonodi ascellari e del muscolo grande pettorale. Heister, nella sua opera Chirurgie, pubblicata nel 1719, fornisce anche una guida pratica su come eseguire l’escissione limitata al cancro (nodulectomia).

Il chirurgo francese Jean-Lewis Petit (1674-1750), specializzato nel trattamento delle malattie delle ossa, fu il principale sostenitore in Francia della mastectomia radicale. Nel suo libro del 1723, Traite des Maladies de Os, descrive l’osteomalacia, la condromatosi, compresa quella familiare, la clorosi e l’osteosarcoma, ovvero il sarcoma intramidollare con formazione ossea. Un altro chirurgo francese, Nicholas Andry (1658-1742) descrisse diverse forme di malformazioni scheletriche, tumori ossei e cloroma. Con la pubblicazione della sua monografia nel 1741 intitolata L’Orthopédie, ou l’Art de prévenir et de corriger dans les enfants les difformités du corps, introduce, appunto, il termine “ortopedia”.

Frontespizio de L’Orthopédie di Andry (1741)

Il ristagno e la coagulazione delle secrezioni corporee, in particolare della linfa, e le sostanze cattive nell’acqua e nel suolo vennero considerate cause di cancro da Hermann Boerhaave (1668-1738), medico olandese, e dal francese Jean Astruc (1684-1766). Entrambi ritenevano che l’infiammazione cronica giocasse un ruolo cruciale nella cancerogenesi perché l’infiammazione bloccava i dotti escretori delle ghiandole, portando come tipico esempio di ciò il cancro al seno. Il ruolo di irritazioni e infiammazioni locali nell’insorgere del cancro fu confermato dal medico e botanico londinese John Hill (1716-1775). Nel suo libro del 1761, Cautions Against the Immoderate Use of Snuff, scrive che il tabacco da fiuto è in grado di produrre gonfiori e polipi nel naso. Ne aveva sofferto egli stesso con ben 6 casi di questo tipo (2 dei quali si tramutatisi in cancro ulcerato), sopraggiunti a causa del consumo da parte sua di una grande quantità di tabacco da fiuto nel corso degli anni.

Frontespizio di Cautions Against the Immoderate Use of Snuff di Hill (1761)

La prima dimostrazione dell’esistenza di una stretta relazione tra ambiente e cancro, idea introdotta da Ramazzini, fu del medico britannico Percival Pott (1714-1788) che nel 1775 scoprì la correlazione tra l’esposizione degli spazzacamini alla fuliggine e il carcinoma a cellule squamose dello scroto. Il fattore scatenante era da ricercarsi, secondo Pott, nei residui bituminosi presenti nelle fuliggini e nelle scarse condizioni igieniche in cui gli spazzacamini si trovavano ad operare, per cui si necessitava di un massiccio intervento di ordine chirurgico per la cura e di una legislazione severa nell’ottica di debellare la malattia in due generazioni. Similmente, nel 1795, il medico tedesco Samuel Thomas Sömmering (1755-1830) associò il cancro del labbro ai danni provocati dal fumo della pipa.

Nel XVIII secolo, dunque, come è facilmente intuibile, in campo oncologico vengono eretti due pilastri fondamentali per lo sviluppo futuro della ricerca. Innanzitutto, la consapevolezza che i fattori ambientali e il contatto con agenti chimici hanno un ruolo determinante nel rischio di insorgenza della patologia tumorale abbatte le frontiere della ricerca oncologica – che diventa, così, multidisciplinare – e, soprattutto, apre le porte al concetto di prevenzione primaria. In secondo luogo, la figura del medico e del chirurgo “dell’operator che lavora con le mani e del physicus et phylosophus che lavora con la mente e rifugge dall’operare cum ferro et igne”[3] diventano un tutt’uno. La chirurgia acquista, così, notevole dignità durante questo periodo, contribuendo nell’immaginario collettivo a rendere il cancro una malattia localizzata e quindi non necessariamente incurabile.

[1] La pneumoconiosi (da pneumo-, polmone, ed il vocabolo greco κόνις, kónis, polvere) è un’affezione dei polmoni provocata dall’inalazione di polveri. Il termine viene utilizzato per indicare un gruppo eterogeneo di malattie, caratterizzate da depositi di polvere e reazione del polmone e dell’organismo alla polvere. (Fonte: Imbriani M., Maugeri U., Elementi di medicina del lavoro, Aracne, 2007).

[2] L’anatomia patologica è una branca specialistica della medicina che studia le malattie umane mediante esame macroscopico degli organi o microscopico dei tessuti e delle cellule. Il fondatore dell’anatomopatologia moderna è considerato Giovanni Battista Morgagni, il quale, però, ha dedicato quasi la sua intera esistenza alla produzione del De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis,la sua opera principale, che inizialmente (quando Morgagni aveva appena 18 anni) era stata concepita come una correzione proprio del Sepulchretum di Bonet, del quale si dichiarava insoddisfatto per le lacune contenute nell’indice e l’inadeguatezza dei legami tra anatomia e pratica clinica. (Fonte: Risse, Guenter B. La sintesi tra anatomia e clinica, in Storia del pensiero medico occidentale 3, 1996).

[3] Cosmacini G., Sironi V. A., Il male del Secolo.  Per una storia del cancro, Laterza, Bari, 2002, p. 21.

In copertina: Une soirée chez Madame Geoffrin, dipinto di Charles Gabriel Lemonnier.

FONTI:


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