Malati oncologici: le prestazioni assistenziali erogate dall’Inps. Cosa c’è da sapere?

Cancro e assistenza sociale: le prestazioni assistenziali erogate dall’Inps in favore dei malati oncologici

A cura di Michele Ametrano

Attraverso il sistema assistenziale, lo Stato italiano eroga prestazioni e servizi in favore di tutti i cittadini che versino in stato di bisogno e siano privi di propri mezzi di sostentamento.

In particolare, lo Stato assiste le persone affette da patologie oncologiche che si trovino in determinate condizioni economiche e di particolare gravità della malattia per mezzo del riconoscimento dell’invalidità civile, prescindendo da qualsivoglia requisito di natura assicurativa o contributiva.

Oltre ai cittadini italiani, possono beneficiare di tali prestazioni i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea residenti in Italia, i cittadini extra-comunitari o apolidi in possesso della carta di soggiorno o muniti di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno.

In base alle tabelle ministeriali di valutazione (Decreto del Ministero della Sanità del 5 Febbraio 1992), sono 3 le percentuali di invalidità civile previste in riferimento alla patologia tumorale: 11% (prognosi favorevole e modesta compromissione funzionale); 70% (prognosi favorevole ma grave compromissione funzionale); 100% (prognosi probabilmente sfavorevole, nonostante l’avvenuta asportazione del tumore).

La domanda per il riconoscimento dello stato di invalidità o di handicap deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica.

Nel caso in cui la richiesta di riconoscimento dell’invalidità civile (Legge 118/1971) sia accompagnata da quella diretta a godere anche dei benefici previsti dalla normativa vigente sull’handicap (Legge 104/1992), nella domanda è preferibile specificare la volontà di essere sottoposti ad una visita medico-legale finalizzata ad accertare l’esistenza dei requisiti stabiliti da entrambe le leggi menzionate; ciò per evitare di essere sottoposti a due distinte visite medico-legali, per quanto la Legge 80/2006 preveda la semplificazione ed unificazione delle procedure di accertamento dello stato di invalidità e di handicap.

Quest’ultima normativa accelera l’accertamento dello stato di invalidità e di handicap per i malati di tumore, riducendo a 15 giorni (decorrenti dalla data di presentazione della domanda) il termine entro il quale la Commissione medica della ASL deve fissare la data della visita. Inoltre, il verbale di accertamento ha efficacia immediata per il godimento dei benefici connessi allo stato di invalidità o di handicap.

Se la Commissione medica provinciale di verifica dell’INPS presente in ogni provincia riterrà di non convalidare l’accertamento, potrà, entro 60 giorni, sospenderne gli effetti con richiesta di chiarimenti alla Commissione medica della ASL ed, eventualmente, potrà convocare a visita il malato oncologico.

Nel corso di ogni visita medico-legale è preferibile che il malato oncologico sia accompagnato da un medico di fiducia (oncologo, medico di famiglia o medico legale) che possa illustrare alla Commissione medica della Asl (o, eventualmente, alla Commissione medica provinciale di verifica dell’INPS) la documentazione clinica, unitamente ad ogni specificità della malattia e a tutte le disabilità che essa ha generato.

Nel caso in cui lo stato di invalidità o di handicap venga riconosciuto per un limitato periodo di tempo (“invalidità temporanea“), prima della scadenza del periodo indicato nel verbale di invalidità l’interessato riceverà l’invito a presentarsi alla visita di revisione da parte della Commissione medica della ASL.

La pensione di inabilità o l’assegno di invalidità spettano dal mese successivo alla presentazione della domanda. All’atto del primo pagamento, l’INPS – nella sua qualità di ente pagatore – verserà al malato oncologico, in unica soluzione, tutte le mensilità arretrate e i relativi interessi nel frattempo maturati, mentre i successivi assegni verranno corrisposti mensilmente.

In caso di successiva progressione della malattia, si ha diritto a presentare la domanda diretta ad accertare l’aggravamento dello stato di salute, cui bisognerà allegare documentazione comprovante il peggioramento del tumore per il quale già era stato richiesto il riconoscimento dello stato di invalidità.

Il riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap da parte della Commissione medica della ASL o di verifica dell’INPS, comporta il diritto in favore del malato oncologico di benefici sociali e/o economici, rapportati al grado di invalidità riconosciuto e al reddito personale. L’accertamento dei requisiti economici – ad opera della Regione o del Comune – è basato sull’autocertificazione, la cui veridicità potrà essere controllata dall’amministrazione competente.

Nel caso in cui l’interessato sia di età compresa tra 18 e 65 anni e abbia ottenuto il riconoscimento di un’invalidità civile del 100%, avrà diritto alla pensione di inabilità (erogata per 13 mensilità) e all’esenzione totale dal ticket per farmaci e prestazioni sanitarie per qualsiasi patologia. Nel caso in cui l’interessato sia in età lavorativa (18-65 anni) e abbia ottenuto il riconoscimento di un’invalidità civile pari o superiore al 74%, e a condizione che sia iscritto alle liste speciali del collocamento obbligatorio, avrà diritto all’assegno di invalidità (erogato per 13 mensilità) e all’esenzione dal ticket per farmaci (differente tra Regione e Regione) e prestazioni sanitarie legate alla patologia.

In generale, al malato di tumore è sempre riconosciuto il diritto all’esenzione dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura della patologia da cui è affetto e delle eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti.

Il pagamento della pensione di inabilità e dell’assegno di invalidità è di competenza dell’INPS che gestisce un apposito fondo.

Se il verbale di accertamento della Commissione medica della ASL (validato dal giudizio definitivo dell’INPS) non riconoscono lo stato di invalidità e/o di handicap, sotto il profilo sanitario, l’interessato potrà presentare ricorso giudiziale presso il Tribunale Civile (Sezione lavoro e previdenza) competente in base al luogo di residenza, entro e non oltre 6 mesi dalla data di ricevimento del provvedimento totalmente o parzialmente sfavorevole.

Dal 1 Gennaio 2012 la causa giudiziale vera e propria deve essere preceduta da un’istanza di “accertamento tecnico preventivo” (Articoli 445-bis e 696-bis Codice di Procedura Civile) che deve essere presentata al Tribunale Civile (Sezione Lavoro e Previdenza) del luogo di residenza, entro e non oltre 6 mesi dalla data di ricevimento del verbale di accertamento. L’accertamento tecnico preventivo costituisce una fase preliminare del giudizio ed è finalizzato alla verifica delle condizioni sanitarie dell’interessato. Il giudice nomina un consulente tecnico medico legale, che può essere affiancato da medici legali nominati dall’INPS e dall’interessato. Il medico legale nominato dal giudice, all’esito della disamina della documentazione sanitaria e dell’eventuale verifica diretta delle condizioni mediche dell’interessato, deposita una propria relazione.

Nel caso di parere favorevole e in mancanza di contestazioni delle parti in causa, l’INPS deve procedere al pagamento delle prestazioni dovute entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento emanato dal giudice, in caso contrario, il ricorso giudiziale deve essere presentato in Tribunale entro 30 giorni dal deposito delle contestazioni (articolo 445-bis Codice di Procedura Civile).

Nel caso in cui il diritto ai benefici economici derivanti dall’invalidità sia stato negato dall’ente concedente o erogatore per motivi non sanitari (ad esempio, per mancanza dei requisiti reddituali o per incompatibilità delle prestazioni), l’interessato potrà proporre ricorso amministrativo al Comitato Provinciale dell’INPS e all’ente che ha emanato il provvedimento entro 90 giorni dal ricevimento del provvedimento di diniego. Se entro 90 giorni dalla presentazione del ricorso amministrativo l’interessato non avrà ricevuto risposta oppure il ricorso sarà stato respinto, si potrà ricorrere al Tribunale Civile (Sezione lavoro e previdenza).

Ai malati di cancro con problemi di deambulazione o non più autosufficienti nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione) lo Stato riconosce l’indennità di accompagnamento (Leggi 18/1980 e 508/1988; Decreto Legislativo 509/1988).

La relativa domanda deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica.

L’assegno per l’accompagnamento spetta dal mese successivo alla presentazione della domanda. All’atto del primo pagamento, l’INPS (ente pagatore) verserà, in un’unica soluzione, tutte le mensilità arretrate e i relativi interessi maturati, mentre i successivi assegni saranno corrisposti mensilmente.

L’indennità di accompagnamento è erogata per 12 mensilità. L’importo viene aggiornato annualmente dal Ministero degli Interni, non è vincolato da limiti di reddito e non è reversibile. L’erogazione viene sospesa nel caso di ricovero in un istituto con pagamento della retta a carico di un ente pubblico. Nel caso di ricovero in una struttura a titolo gratuito deve esserne data tempestiva comunicazione all’INPS. In ogni caso, è obbligo dell’interessato – entro il 31 marzo di ogni anno – dichiarare sotto la propria responsabilità di non essere ricoverato in un istituto a titolo gratuito.

L’indennità di accompagnamento può essere concessa ai malati terminali (Corte di Cassazione. Sentenze 7179/2003, 10218/2004, 1268/2005).

Le modalità per la presentazione di un eventuale ricorso sono identiche a quelle previste per il mancato riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap.

Infine, lo Stato riconosce l’indennità di frequenza ai minori affetti da malattie oncologiche che risultino iscritti o frequentino scuole di ogni ordine e grado (compresi gli asili nido), centri di formazione o di addestramento professionale, oppure centri terapeutici o di riabilitazione (Legge 289/1990).

L’indennità di frequenza è incompatibile con l’indennità di accompagnamento o con qualsiasi forma di ricovero. In pratica, possono richiedere il riconoscimento dell’indennità di frequenza soltanto i minori le cui condizioni siano meno gravi di quelle che comporterebbero il diritto all’indennità di accompagnamento.

Anche in tal caso, la relativa domanda deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica.

Nel caso in cui il minore abbia già ottenuto il riconoscimento dei requisiti sanitari da parte della ASL, il diritto a percepire l’assegno decorre dal mese successivo a quello di inizio del corso scolastico o di formazione o di addestramento professionale, ovvero a quello di inizio del trattamento terapeutico o riabilitativo. Se invece i requisiti sanitari devono ancora essere riconosciuti, l’assegno è dovuto a partire dal mese successivo alla data di presentazione della domanda. All’atto del primo pagamento saranno corrisposte in unica soluzione tutte le mensilità arretrate e i relativi interessi maturati, mentre i successivi assegni saranno corrisposti mensilmente per l’intera durata della frequenza del corso o del trattamento.

L’indennità di frequenza viene erogata per la frequenza del corso o per la durata delle cure fino ad un massimo di 12 mesi. La sua erogazione cessa al compimento del diciottesimo anno di età. Pertanto, in quel momento, dovrà essere presentata una nuova domanda all’INPS per il riconoscimento della pensione di inabilità o dell’assegno di invalidità, dal momento che la normativa vigente non prevede alcun automatismo, pur persistendo i requisiti sanitari invalidanti.

Anche per l’indennità di frequenza, la presentazione di un eventuale ricorso segue le modalità già viste per il mancato riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap.

Al minore spetta anche l’esenzione dal ticket per farmaci (differente tra Regione e Regione) e per prestazioni sanitarie correlate alla patologia.

Ai minori ammalati di tumore, già titolari di indennità di frequenza, che abbiano provveduto a presentare domanda in via amministrativa entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età, sono riconosciuti in via provvisoria, al compimento del diciottesimo anno di età, le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni. Rimane fermo, al raggiungimento della maggiore età, l’accertamento delle condizioni sanitarie e degli altri requisiti previsti dalla normativa di settore (articolo 25, co. 6 della Legge 114/2014)

Avv. Michele Ametrano

(Foto ItaliaOggi.it)

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