Inquinamento atmosferico e benefici del verde urbano. Un "bagno di foresta" contro virus e tumori?

L’inquinamento atmosferico, particolarmente concentrato nei centri urbani, rimane uno dei principali responsabili della compromissione della salute umana. La terapia giapponese dello shinrin-yoku aiuta a proteggere l’organismo grazie ad un contatto stretto con la natura

A cura di Michele Ametrano

Su scala mondiale, principale fattore dell’inquinamento atmosferico è costituito dai combustibili fossili, responsabili del rilascio di ingenti quantità di anidride carbonica.

Quanto ai fumi industriali, le loro particelle più leggere rimangono a lungo sospese nell’aria e, specialmente se si verificano fenomeni di inversione termica o formazione di nebbia, si concentrano negli strati più bassi dell’atmosfera, generando un grave pericolo per la salute umana. Altro venefico inquinante prodotto dai combustibili fossili è l’anidride solforosa.

Circa la metà degli inquinanti gassosi emessi nell’aria proviene dai motori diesel o a benzina degli autoveicoli, i cui fumi di scarico contengono composti tossici quali monossido di carbonio, ossidi di azoto, piombo e idrocarburi incombusti.

Nell’aria inquinata si trovano inoltre i benzopireni, la cui azione cancerogena è ben nota.

Il monossido di carbonio è molto dannoso in quanto si lega all’emoglobina formando carbossiemoglobina, ostacolando in tal modo l’ossigenazione dei tessuti.

Le malattie da inquinamento atmosferico che si manifestano con maggior frequenza nelle città sono: l’arteriosclerosi, poiché monossido di carbonio e anidride solforosa presenti nell’aria ledono le pareti delle arterie; le allergie cerebrali, dovute ai nitriti e agli idrocarburi; il cancro al polmone, allo stomaco e all’intestino che negli agglomerati urbani presentano una frequenza doppia rispetto a quanto si riscontra nelle campagne.

Dunque, tale urgenza è oltremodo evidente per quel 53% di umanità che vive nei centri urbani, ove il contatto con la vegetazione può essere difficile e problematico. È ampiamente dimostrato che nelle metropoli l’investimento in aree verdi costituisce uno dei rimedi più efficaci contro l’emergenza inquinamento.

All’esito di uno studio condotto nel 2007 a Chicago da David Nowak, responsabile di un centro di ricerca, risultò che – grazie alla vegetazione urbana – l’aria era stata ripulita nell’arco di un anno da oltre 200 tonnellate di particolato atmosferico, 191 di ozono, 84 di biossido di azoto e 14 di monossido di carbonio. Inoltre, il Millenium Park, frutto dell’opera di rinverdimento di questa città statunitense, ha generato nel successivo decennio un indotto economico stimato in circa due miliardi di dollari, a dimostrazione che l’investimento nel verde urbano, oltre ai benefici ambientali, è risultato assai redditizio, avendo reso più accogliente la città, così favorendo un maggior afflusso di turisti e denaro.

Purtroppo, nella gran parte delle città italiane si è ben lungi dall’esperienza virtuosa di Chicago. Nel nostro Paese permane un notevole ritardo culturale in merito ai benefici offerti da una politica di investimenti in verde urbano. Allorquando si libera un’area, si tende quasi sistematicamente a cementificarla o asfaltarla.

Invece, in considerazione di quanto sommariamente esposto riguardo all’opera purificatrice del verde, andrebbero piantati in modo mirato tanti alberi nelle nostre città, al fine di utilizzare al meglio i preziosi benefìci che apportano alla salute umana, in quanto autentici “divoratori” di inquinamento urbano. Infatti, le loro foglie – specialmente se rugose o appiccicose (come quelle del tiglio o del platano) – trattengono le famigerate particelle sottili contenute nei fumi di motori e di riscaldamento e, nel contempo, assorbono gas inquinanti.

Per meglio utilizzare gli alberi a vantaggio della salute umana, si potrebbe anche attingere dalla tradizione medica giapponese che da secoli pratica lo shinrin-yoku[1], o “bagno nella foresta”, per ritemprare corpo e spirito. Trattasi di un sorta di full-immersion psico-fisica tra gli alberi, un esercizio consistente nel passeggiare e rilassarsi in un bosco o in un parco ricco di alberi d’alto fusto, respirando profondamente.

Al di là delle facili suggestioni, va chiarito che tale pratica gode di un riscontro scientifico, conseguente ad un’analisi condotta dal dottor Qing Li della Nippon Medical School di Tokio su un gruppo di volontari che hanno compiuto uno shinrin-yoku. Da tale esperimento si è rilevato l’aumento, in ciascuno dei volontari, del livello dei linfociti NK (quelli attivi contro virus e tumori), unitamente al calo degli ormoni dello stress (cortisolo e noradrenalina). Tali effetti si sono protratti per circa un mese. In seguito, è stato scoperto che l’effetto benefico sul sistema immunitario dipende dai monoterpeni, i composti organici dall’odore di resina emessi dagli alberi: i linfociti NK si moltiplicano allorquando vengono esposti a questa sostanza.

Per conseguire gli effetti della pratica giapponese e per giungere alla dose minima attiva di monoterpeni, occorrono complessive 10-12 ore di passeggiate (lunghe 2-3 chilometri l’una), distribuite nell’arco di tre giorni. Per associare gli effetti dell’attività fisica a quella dei monoterpeni e a quelli antistress derivanti dal contatto con la natura, è necessario concedersi qualche sosta accompagnata da un momento di contemplazione del paesaggio. Inoltre, il bosco prescelto deve essere ben esposto, non eccessivamente fitto e – soprattutto – ricco delle specie che producono maggior quantità di monoterpeni, quali castagni, lecci, sughere e faggi che in primavera e in estate ne emettono anche dieci volte di più rispetto alle conifere.

In conclusione, vista l’ampia diffusione nei nostri Appennini di tali specie arboree, si potrebbe – nell’attesa di quell’auspicata svolta culturale in tema di risanamento e rinverdimento urbanistico – promuovere la benefica e salutare pratica giapponese anche nel nostro Paese.

Avv. Michele Ametrano

[1] Shinrin-yoku (森林浴 in italiano “trarre giovamento dell’atmosfera della foresta” o “bagno nella foresta”) è un termine della lingua giapponese che indica un particolare metodo della medicina giapponese comparabile all’aromaterapia, diffusosi in Giappone nel corso degli anni ottanta. La terapia alla base dello shinrin-yoku prende spunto da un importante ramo della scienza medica la quale sostiene che trascorrere più tempo nella natura potrebbe avere alcuni sorprendenti benefici per la salute. (Fonte: Wikipedia)

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