Comitato Nazionale per la Bioetica: “basta accanimento clinico irragionevole sui bambini”

Il parere del comitato nazionale per la Bioetica boccia l’accanimento clinico: “spesso si attua per non finire sotto accusa”. In caso di disaccordo tra parenti e medici deciderà un giudice. “Potenziare la ricerca sul loro dolore”

Pochi giorni fa il Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) ha presentato una mozione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito a quello che viene definito come “accanimento clinico“. In particolare, il Comitato ha fatto riferimento ai bambini con prognosi infausta e, pertanto, in una condizione terminale.

Si tratta di un tema molto delicato, ma anche particolarmente dibattuto. Da una parte ci sono bambini senza alcuna possibilità di futuro che vengono spesso intubati, sottoposti a cure dolorose e , purtroppo, inutili ai fini di una guarigione non realistica. Dall’altra, genitori disperati all’idea assurda di perdere il figlio, incapaci di arrendersi alla realtà della più innaturale delle cose. Nel mezzo, sovente, vi si trovano medici che temono di ritrovarsi un giorno accusati dai parenti della giovane creatura, sospettati di non aver fatto il massimo possibile per salvarle la giovane vita.

Al centro di tutto, però, ci sono bambini in condizioni di sofferenza. E sono proprio i bambini, i loro interessi, che il Comitato per la Bioetica ha voluto rimettere al centro del dibattito. Il testo della mozione è stato elaborato dai Professori Lorenzo d’Avack (il Presidente del Cnb) e Laura Palazzani. “Nei confronti di bambini piccoli con limitate aspettative di vita – si legge nella premessa – vanno evitati l’accanimento” e “percorsi clinici inefficaci e sproporzionati, […] tali da provocare ulteriori sofferenze e un prolungamento precario e penoso della vita senza ulteriori benefici“.

Il testo della mozione del Comitato Nazionale per la Bioetica: le parti salienti

Il parere del Comitato è articolato in 12 punti che rappresentano altrettante raccomandazioni. Innanzitutto, “per quanto riguarda i bambini piccoli va riconosciuto che nella prassi l’accanimento clinico è spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto il possibile per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di ulteriori sofferenze. Altre volte, invece, l’accanimento clinico viene praticato in modo consapevole, come difesa da possibili accuse di omissione di soccorso o di interruzione attiva delle cure o dei trattamenti di sostegno. Così queste pratiche cliniche vengono prestate principalmente non per assicurare la salute e il bene del paziente, ma come forma di tutela e di garanzia delle proprie responsabilità medico-legali relative all’attività svolta“.

Una volta assunta questa presa di coscienza è altresì necessario che “il superiore interesse del bambino sia il criterio ispiratore nella situazione e deve essere definito a partire dalla condizione clinica, unitamente alla considerazione del dolore e della sofferenza e del rispetto della sua dignità, escludendo ogni valutazione in termini di costi economici. Si deve evitare che i medici si immettano in percorsi clinici inefficaci e sproporzionati solo per accondiscendere alle richieste dei genitori e/o per rispondere a criteri di medicina difensiva“.

Si chiede, inoltre, di istituire con legge nazionale (e rendere operativi) “i comitati per l’etica clinica negli ospedali pediatrici con ruolo consultivo e formativo“. In tal modo sarà possibile favorire la valutazione della complessità di tali decisioni e cercare una mediazione di controversie emergenti tra medici e genitori, i quali potranno chiedere un secondo parere medico. Questi comitati “dovranno essere necessariamente interdisciplinari, composti da medici pediatri, specialisti degli ambiti medici oggetto di analisi, infermieri, e figure non sanitarie quali bioeticisti e biogiuristi“.

In casi estremi la mozione chiede di prevedere “il ricorso ai giudici, in caso di insanabile disaccordo tra l’equipe medica e i familiari, come extrema ratio e nel rispetto della Legge 219/2017“, ma chiede anche la formazione di un “nucleo di professionisti in grado di sostenere i genitori sul piano emotivo e pratico (assistenti sociali, psicologi, esperti di bioetica, associazioni delle famiglie, associazioni di volontariato) e accompagnarli nel difficile percorso, dato dalle condizioni di malattia del bambino“.

Sempre pensando al bene dei più piccoli, il Comitato chiede di garantire le cure palliative, ospedaliere e a domicilio, in modo omogeneo in tutto il Paese. Il Cnb, nella persona del Prof. d’Avack, aggiunge che “su questo siamo ancora molto carenti, in molte regioni non ci sono proprio nonostante la legge sia del 2010 e sia una legge molto buona“.

Le raccomandazioni del Comitato chiedono, inoltre, di “potenziare la ricerca sul dolore e sulla sofferenza nei bambini“, e di “evitare che il bambino, a maggior ragione con prognosi infausta a breve termine, sia considerato un mero oggetto di sperimentazione e ricerca da parte dei medici“. “Troppo forte il rischio davanti a casi disperati si rivolgersi a chiunque, a stregoni pur di aver un briciolo di speranza che la scienza nega“. In qualsiasi caso, però, il divieto di ostinazione irragionevole dei trattamenti non deve mai tradursi “nell’abbandono del bambino che ha invece a diritto a cure palliative in modo omogeneo sul territorio, come specificato dai punti precedenti.

Link al testo integrale del comunicato: http://bioetica.governo.it/media/3957/m22-2020-accanimento-clinico-o-ostinazione-irragionevole-dei-trattamenti-sui-bambini-piccoli-con-limitate-aspettative-di-vita.pdf

Per scaricarlo gratuitamente clicca qui in basso:

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