Sono 740mila i nuovi casi di cancro legati all’alcol: e la pandemia ne ha fatto crescere il consumo

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Dei nuovi casi di cancro rilevati nel 2020, oltre 740 mila sono riconducibili al consumo (anche moderato) di alcol. E la pandemia ne ha aumentato i consumi…

Sono in aumento i casi di cancro correlabili al consumo di alcol. Solo nel 2020, infatti, sono state 741.300 le diagnosi di neoplasia con alta probabilità di correlazione all’alcol, pari al 4% di tutti i casi rilevati a livello globale. Fra questi, 1 caso su 7 sarebbe riconducibile ad un consumo moderato di alcol (1-2 drink al giorno). I dati qui sintetizzati sono il risultato di uno studio condotto da un team di ricerca internazionale e multidisciplinare composto da esperti di salute pubblica, di cancro e di salute mentale, pubblicato il 13 luglio scorso sulla rivista The Lancet Oncology, e le cui conclusioni recano forti raccomandazioni rivolte ai decisori politici ad attuare misure che aumentino la consapevolezza della popolazione sui rischi oncologici derivanti dall’alcol.

Il tema del legame tra consumo di alcol e rischio oncologico non nuovo nel campo della ricerca scientifica. Già da qualche tempo, infatti, è oggetto di studio da parte di molti ricercatori nel mondo, ed è stato già dimostrato che l’alcol – capace anche di indurre dipendenza – può danneggiare il Dna e interfere con la produzione di ormoni che, a loro volta, possono contribuire allo sviluppo di alcune patologie oncologiche.

Stando a uno studio condotto dal WHO Regional Office for Europe, inoltre, l’alcol sarebbe in grado di potenziare gli effetti cancerogeni di altre sostanze tossiche come il tabacco: chi fa uso di tabacco e alcolici insieme avrebbe un rischio di 30 volte più elevato di sviluppare un tumore della cavità orale, dell’orofaringe, della laringe e dell’esofago, rispetto a chi fuma o beve solamente. Partendo da questo studio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) hanno prodotto nel 2018 il rapporto Alcohol and cancer in the WHO European region: an appeal for better prevention, un appello, anche qui, a tutti i decisori politici ad attuare misure di accrescimento della consapevolezza sui rischi, auspicando politiche di deterrenza/disincentivo al consumo.

Per quanto riguarda lo studio pubblicato il 13 luglio scorso, i ricercatori hanno innanzitutto stabilito i livelli di assunzione di alcol pro-capite per ogni paese per l’anno 2010, per poi verificare se e come tale consumo abbia influenzato le diagnosi oncologiche a distanza di un decennio, cioè nel 2020. Hanno quindi combinato i dati di consumo con quelli relativi ai nuovi casi di cancro del cavo orale, di faringe, laringe, esofago, colon-retto, del fegato e della mammella, ovvero dei tumori per i quali è attualmente più forte l’evidenza di un nesso causale col consumo di alcol. A tal proposito, è stato considerato come “moderato” il consumo di 0,1-20 grammi di alcol al giorno, l’equivalente di un massimo di due bevande alcoliche al giorno; come “a rischio” l’assunzione di 20-60 grammi (due-sei bevande); come “pesante” il consumo di oltre 60 grammi al giorno, cioè più sei drink.

Come risultato di queste ricerche, è stato stimato che a livello globale, come anticipato all’inizio di questo scritto, il 4% (741.300) di tutti i nuovi casi di cancro del 2020 sia associato al consumo di alcol. Scendendo più nel dettaglio: 189.700 sono stati i casi alcol-correlati di tumore dell’esofago, 154.700 del fegato 98.300 della mammella; a seguire i tumori del colon-retto e i tumori del cavo orale e della gola. Per quanto riguarda i livelli di rischio, il consumo “pesante” è risultato essere, come prevedibile, quello più incidente essendo associato al 47% delle nuove formazioni tumorali alcol-correlabili (346.400); al consumo “a rischio” è stato associato il 39% delle neoplasie (291.800); al consumo “moderato” il 14% (103.100), un dato comunque molto preoccupante.

Di tutti i tumori riconducibili al consumo di alcol, inoltre, il 77% (568.700 in numeri assoluti) hanno riguardato gli uomini, mentre il 23% (172.600) le donne. Tra queste, la percentuale maggiore di casi di cancro attribuiti all’alcol è stata stimata nelle regioni dell’Europa centrale e orientale (3%, 21.500 casi) e in Australia e Nuova Zelanda (3%, 2.600 casi). Tra gli uomini, invece, in Asia orientale (9%, 275.900 casi) e in Europa centrale e orientale (8%, 49.900 casi).

C’è un bisogno urgente di aumentare la consapevolezza sul nesso tra consumo di alcol e rischio di cancro”, ha commentato Harriet Rumgay dell’IARC, primo autore della pubblicazione e promotore del rapporto Alcohol and cancer in the WHO European region. “Strategie di salute pubblica – continua – come ridurre la disponibilità di alcolici, l’uso di etichette che informino i consumatori sul rischio per la salute e limiti alla commercializzazione potrebbero abbattere i tassi di cancro correlato all’alcol. Le politiche fiscali e dei prezzi che hanno portato a una diminuzione del consumo di alcol in Europa, tra cui l’aumento delle accise si potrebbero applicare anche in altre regioni del mondo”. A questo proposito, secondo le stime proprio del rapporto, nel nostro paese si potrebbero prevenire 95 casi di cancro all’anno aumentando le accise del 20%, 238 aumentandole del 50%, 480 raddoppiandole.

L’incidenza della pandemia sui consumi di alcol

C’è da segnalare, inoltre, il ruolo che la pandemia di Covid-19 ha avuto nel peggiorare la situazione. Durante il lockdown, infatti, le abitudini di consumo di alcol sono state stravolte: si è verificato sia un incremento dei consumatori abituali, sia della quantità di consumo per individuo e in generale e, di conseguenza, del rischio oncologico alcol-correlato. A riferirlo è stato uno studio della think thank statunitense Rand Corporation, pubblicato lo scorso settembre sulla rivista Jama Network Open, secondo il quale nel periodo del lockdown gli americani, soprattutto le donne, hanno aumentato drasticamente il consumo di alcolici.

Sulla base di sondaggi effettuati nella primavera del 2020, i ricercatori hanno confrontato le informazioni sulle abitudini di consumo con quelle relative all’anno precedente e hanno scoperto che il consumo di alcolici è aumentato del 19% tra tutti partecipanti di età compresa tra 30 e 59 anni, e in particolare del 17% tra le donne e del 14% tra gli over 30, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per le donne, inoltre, è stato osservato un aumento degli episodi di forti bevute (ovvero il consumo di quattro o più drink in un paio d’ore) di ben il 41%.

Anche a questo proposito è intervenuto Rumgay, sottolineando che questo aumento di consumi potrebbe comportare l’aumento di casi di cancro: “Sappiamo che la pandemia di Covid-19 ha aumentato i consumi alcolici in alcuni paesi. E sappiamo che livelli relativamente bassi di consumo di alcol contribuiscono comunque ad aumentare i tassi di cancro, il che è preoccupante ma questo significa che cambiamenti anche piccoli potrebbero avere un impatto positivo”.

FONTI:


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