Stare seduti tutto il giorno può aumentare il rischio di morte per cancro

Stando a uno studio dell’Università del Texas, un’abitudine comportamentale fortemente sedentaria, oltre a comportare problemi di natura cardiovascolare, può aumentare il rischio di morte per cancro dell’individuo

Stare seduti per ore potrebbe aumentare il rischio di mortalità per cancro. La comunità scientifica dispone già di molte evidenze sugli effetti negativi della sedentarietà. Molti studi, infatti, hanno collegato il prolungarsi di queste abitudini a rischi più elevati di malattie cardiache, diabete di tipo 2, obesità. Un nuovo studio pubblicato su JAMA Oncology, invece, pone l’attenzione sul rapporto di correlazione tra inattività e mortalità per cancro.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori del MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas a Houston con la collaborazione di altre istituzioni accademiche di tutti gli Stati Uniti, che hanno deciso di riesaminare i dati già raccolti in passato nell’ambito di un ampio studio nazionale sui fattori di rischio per l’ictus. Si tratta di uno studio di natura epidemiologica [1], per cui non è volto a dimostrare il nesso di causalità tra sedentarietà e mortalità per cancro, ma solo ad evidenziarne la correlazione. Tuttavia, i risultati suggeriscono che le persone estremamente sedentarie possono avere l’80% in più di probabilità di morire di cancro rispetto a coloro che passano meno ore seduti.

Studi incentrati sull’associazione tra inattività e decessi per cancro sono stati già svolti in passato, ma la maggior parte di essi si basava sui ricordi – notoriamente non affidabili – delle persone relativi a quante ore trascorressero o avessero trascorso su una sedia. Raramente, inoltre, è stato esaminato se e in che modo occasionali sprazzi di esercizio fisico potessero alterare l’equazione del rischio. La ricerca in esame, invece, offre delle speranze in tal senso, in quanto indica che alzarsi e passeggiare, anche se lo si fa lentamente e solo per qualche minuto in più al giorno, potrebbe ridurre il rischio di morire di cancro, offrendo così, in definitiva, un altro incentivo a muoversi.

Lo studio relativo ai fattori di rischio per l’ictus – su cui si basa questa ricerca – aveva arruolato un gruppo multietnico di oltre 30.000 uomini e donne di mezza età e più anziani e, a partire dal 2002, aveva raccolto dettagli sulla loro salute, su stile di vita e condizioni mediche. Alcuni di questi volontari hanno anche accettato di indossare un sofisticato tracker di attività per circa una settimana, per registrare obiettivamente quanto spesso e vigorosamente si sono mossi e quanto si sono seduti.

Ora, i ricercatori di Houston hanno raccolto i dati di tracking di circa 8.000 tra i volontari che avevano indossato il tracker. Queste persone avevano almeno 45 anni quando hanno aderito allo studio, con una salute che variava da buona a incerta. Alcune erano in sovrappeso,  fumatori, diabetici oppure presentavano pressione alta e/o altre condizioni. Altre, invece, erano relativamente sani, magri e alcuni riferivano di essersi esercitati regolarmente.

I ricercatori hanno verificato i dati dei tracker di attività di questi volontari, rilevando quante ore al giorno, in media, avevano oggettivamente trascorso immobili. Molti erano, in effetti, abbastanza sedentari. Come gruppo, avevano trascorso in media circa 13 delle loro 16 ore di veglia quasi tutti i giorni su una sedia o, comunque, inattivi. Ma anche tra questi c’erano delle differenze. Alcune persone  – secondo le letture dei loro tracker che misuravano quanti passi facevano ogni minuto – si alzavano e si spostavano piuttosto spesso, completando attività a bassa intensità come passeggiate, pulizie domestiche e giardinaggio, oppure esercitazioni attive.

Dopo aver estrapolato i dati, i ricercatori hanno diviso i volontari in “terzi”, in base a quanto tempo quotidiano avevano trascorso seduti. Successivamente hanno controllato i registri di morte, per verificare chi e quanti di loro fossero morti per cancro, ed è emersa una grande correlazione statistica tra i due eventi. Come anticipato in precedenza, gli uomini e le donne del gruppo che avevano trascorso la maggior parte delle ore a sedere, infatti, avevano l’82% in più di probabilità di morire di cancro durante il periodo di follow-up dello studio rispetto a quelli del gruppo che si erano mossi di più. Questa associazione è rimasta vera anche quando i ricercatori hanno segmentato i dati, controllando l’età, il peso, il genere, la salute, lo stato di fumo, l’educazione, la posizione geografica e altri fattori delle persone.

In definitiva, i soggetti che passavano molte ore seduti avevano una probabilità maggiore di morire di cancro, anche in assenza di altre malattie o alterazioni.

Ma gli scienziati hanno fatto una scoperta più incoraggiante quando hanno segmentato i dati per frequenza di attività e, dunque, modellato statisticamente come tali rischi potrebbero cambiare se qualcuno, in teoria, iniziasse a muoversi di più. Stando ai modelli statistici elaborati, per ogni 30 minuti impiegati in attività fisica invece di continuare a stare seduti, il rischio di morire successivamente di cancro si abbassa del 31%. Anche se si prende in considerazione una semplice sostituzione di almeno 10 minuti del tempo di sedentarietà con passeggiate dolci, lavori domestici, giardinaggio o altre attività a bassa intensità, il rischio si abbassa di circa l’8%.

Nel loro insieme, questi dati suggeriscono che “anche una piccola quantità di attività fisica extra, non importa quanto leggera possa essere, può avere benefici per la sopravvivenza del cancro“, come afferma la dott.ssa Susan Gilchrist, cardiologa del MD Anderson Cancer Center , prima firma dello studio.

La ricerca, però, – come scrive Gretchen Reynolds sul New York Times – presenta qualche limite. È stata infatti, innanzitutto, analizzata solo la mortalità per cancro e non il rischio di sviluppare la malattia e, in secondo luogo, sono stati raggruppati tutti i tipi di cancro insieme. Questo tipo di studio prospettico (non un esperimento randomizzato), dunque, non può restituire un nesso di causalità [2] tra sedentarietà e morte per cancro, ma solo una correlazione statistica [3] tra i due eventi. Non offre, infatti, indizi su come lo stare seduti aumenti il ​​rischio e se e come l’inattività cambi direttamente i nostri corpi o, ancora, se altri fattori, incluso ciò che mangiamo o beviamo da seduti, influenzino il modo in cui la sedentarietà stessa aumenta il rischio di morire di cancro.

La dott.ssa Gilchrist afferma che lei e i suoi colleghi sperano di esaminare alcuni di questi problemi in studi futuri. “Un risultato tangibile – dice – è che possiamo dire alle persone che non devono necessariamente uscire e correre una maratona, ma sembra che alzarsi e camminare nel salotto per qualche minuto ogni ora circa possa fare una differenza significativa“.

[1] L’epidemiologia è la disciplina biomedica che studia la distribuzione e la frequenza delle malattie ed eventi di rilevanza sanitaria nella popolazione. Avvalendosi della statistica, collabora con altre discipline come la medicina preventiva e clinica, la demografia, la sociologia.

[2] Il nesso di causalità indica la relazione che lega in senso naturalistico un atto (o un fatto) e l’evento che vi discende.

[3] In statistica, una correlazione è una relazione tra due variabili tale che a ciascun valore della prima corrisponda un valore della seconda, seguendo una certa regolarità.

FONTE:


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