Ammalarsi di cancro da lavoratori autonomi

Allorquando una diagnosi di cancro irrompe nella vita di un lavoratore appartenente al vasto “popolo delle partite IVA” e degli “iscritti alla Gestione Separata INPS”, i problemi materiali si manifestano immediatamente, in quanto – a differenza di quanto previsto per i lavoratori dipendenti e per gli appartenenti agli albi professionali – non esistono sufficienti tutele in loro favore

Il tema dei lavoratori autonomi che si ammalano di tumore o di un’altra malattia grave o degenerativa rappresenta una vera e propria emergenza sociale, a lungo trascurata nel nostro Paese.

Allorquando una infausta diagnosi irrompe nella vita di un lavoratore appartenente al vasto “popolo delle partite IVA” e degli “iscritti alla Gestione Separata INPS” (per intenderci, i “freelance” non aventi albo professionale o cassa previdenziale di riferimento, i lavoratori occasionali, i collaboratori coordinati e continuativi, i beneficiari di borse, gli assegnisti di ricerca, i volontari del servizio civile, i venditori a domicilio e numerosi altri), i problemi materiali si manifestano immediatamente, in quanto – a differenza di quanto previsto per i lavoratori dipendenti e per i professionisti appartenenti agli albi professionali (avvocati, ingegneri, ecc.) – non esistono sufficienti tutele in loro favore.

Da sùbito, il loro fatturato si azzera o si riduce notevolmente, a causa delle giornate di lavoro perdute – nella fase iniziale del personale calvario – per far fronte alle visite specialistiche e agli esami diagnostici.

Ma oltre alle giornate di lavoro già programmate che saltano, vengono messe in forse anche le attività potenziali e future.

La difficoltà di gestire l’agenda degli impegni e di conciliarla con la grave malattia, per un lavoratore autonomo che svolga attività di consulenza o comunque fondata su un rapporto strettamente fiduciario nei confronti dei suoi clienti comporta la fuoriuscita – spesso prolungata – dal mercato e, in certi casi, l’irrimediabile perdita di clienti (nel frattempo rivoltisi altrove).

In casi estremi, un lavoratore autonomo ammalatosi di cancro – oltre a tener celata la propria malattia – giunge finanche a nascondersi ed isolarsi; ciò per evitare di essere percepito come “non più affidabile e performante” da parte dei suoi clienti.

Nel mentre, a fronte di tale sconfortante scenario, i costi fissi ed il fisco – indipendentemente dagli effettivi introiti – seguitano ad incombere nei confronti di tale categoria di lavoratori, tacendo delle sanzioni e dei versamenti (i cosiddetti “adeguamenti”) dovuti all’Agenzia delle Entrate nei casi in cui non si riesca a dimostrare (appunto, “adeguatamente”) il proprio esiguo fatturato, insomma la propria “incapacità lavorativa”.

Tra l’altro, la perdurante crisi economica unitamente alla costante crescita degli oneri fiscali e contributivi non consentono al lavoratore autonomo la disponibilità di risorse sufficienti per dotarsi di un’assicurazione privata per infortuni e malattia.

La Legge del 22 Maggio 2017 n. 81, nota come “Jobs Act del lavoratore autonomo”, ha delineato una disciplina più organica – ma non ancora sufficiente rispetto alle reali necessità – a tutela di questi lavoratori ai quali, se costretti a sospendere anche solo temporaneamente l’attività lavorativa a causa della patologia tumorale e delle relative terapie, è riconosciuto il diritto all’indennità di malattia (calcolata sulla base dei contributi versati negli ultimi anni) per un massimo di 61 giorni in un anno; a tale categoria di lavoratori può essere riconosciuto anche il diritto all’indennità di degenza ospedaliera (calcolata in base ai contributi versati negli ultimi tre mesi sui dodici precedenti al ricovero) per un massimo di 180 giorni in un anno.

Inoltre, la legge citata ha indirettamente esteso l’indennità di malattia, equiparandola alla degenza ospedaliera (presso struttura pubblica o privata accreditata dal SSN), prevedendo espressamente che “Per gli iscritti alla Gestione Separata INPS, i periodi di malattia, certificata come conseguente a trattamenti terapeutici di malattie oncologiche, o di gravi patologie cronico–degenerative ingravescenti o che comunque comportino una inabilità lavorativa temporanea del 100%, sono equiparati alla degenza ospedaliera” (articolo 8, comma 10).

Pertanto, per effetto del riconoscimento della tutela di tale “degenza domiciliata”, l’indennità di malattia può anch’essa estendersi fino a un massimo di 180 giorni annui (Circolare INPS n. 139/2017 applicativa dell’articolo 8, comma 10).

Infine, nel caso in cui la malattia sia di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre sessanta giorni, il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi è sospeso per l’intera durata della malattia, fino ad un massimo di due anni, decorsi i quali il lavoratore autonomo è tenuto a versare i contributi e i premi maturati durante il periodo di sospensione in un numero di rate mensili pari a tre volte i mesi di sospensione (articolo 14, comma 3).

I lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS possono ottenere, in presenza dei requisiti sanitari e previdenziali previsti per legge, l’assegno ordinario d’invalidità o la pensione di inabilità.

Come già detto, tutto questo non è assolutamente sufficiente (ed equo) a rendere effettiva tutela – in termini di indennità di malattia (pochi giorni in un anno, per altro pagati in misura irrisoria) e di idonei ammortizzatori sociali – a questi lavoratori allorquando siano colpiti da una malattia grave come il cancro.

Dunque, ad ogni lavoratore autonomo affetto da cancro o da altra grave patologia  andrebbe riconosciuta maggior tutela e protezione, attraverso – quanto meno – l’estensione dell’indennità di malattia all’intero periodo di inattività e l’ampliamento di condizioni per la determinazione di ciascun avente diritto (tenendo conto dei contributi previdenziali versati, non soltanto negli ultimi anni, ma nel corso dell’intera vita lavorativa), nonché il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per l’intero periodo della malattia.

Questo varrebbe a consentir loro – al pari di altre categorie di lavoratori (dipendenti ed autonomi) adeguatamente tutelati – la possibilità di vivere più dignitosamente la propria esperienza con il cancro.

Avv. Michele Ametrano


EMERGENZA CORONAVIRUS

In merito all’emergenza coronavirus, la Fondazione Bartolo Longo III Millennio ha disposto un presidio informativo e di supporto per i pazienti oncologici impegnati in cicli di chemioterapia.
Tutti i dettagli sono esposti nella sezione dedicata all’emergenza (CLICCA QUI).


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