Il Coronavirus e la metafora del “cigno nero”

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L’epidemia da Coronavirus Covid-19 è stata più volte associata alla metafora del “cigno nero”, espressione coniata da Nassim Nicholas Taleb, con la quale viene indicato un evento inatteso, improbabile e imprevedibile in grado di condizionare l’umana esistenza, stravolgendone ogni certezza

L’epidemia da Coronavirus Covid-19 dimostra come un evento inatteso, improbabile e imprevedibile possa condizionare l’umana esistenza, stravolgendone ogni ragionevole certezza.

Nelle recenti settimane, molti esperti e commentatori – nel trattare e descrivere l’attuale epidemia – hanno più volte evocato il concetto di “cigno nero”, espressione metaforica coniata dal matematico libanese Nassim Nicholas Taleb in un suo libro di successo mondiale, con la quale si descrive un avvenimento del tutto divergente rispetto alla prevedibilità e alla causalità ordinaria degli eventi, un fatto capace di produrre un grande impatto nei confronti tanto di ogni singolo individuo quanto della intera collettività.

Prima di entrare nel merito della suddetta associazione concettuale, è opportuno muovere dall’origine storica della citata espressione.

Tutto principia dal XIV secolo, allorquando – nel corso di una spedizione in terra australiana – un gruppo di esploratori provenienti dall’Europa si trovò di fronte a qualcosa di assolutamente sensazionale ed imprevedibile: una baia popolata da cigni completamente neri!

In particolare, i componenti di questa straordinaria colonia di grandi ed eleganti uccelli acquatici appartenevano alla specie poi classificata con il nome di “Chenopis atrata” (tuttora presente in Australia Occidentale), un cigno dotato – per l’appunto – di un piumaggio completamente nero, frammisto di bianco sulle ali e dal becco rosso.

All’epoca, si trattò di un evento straordinario e sorprendente, capace di stravolgere ciò di cui il comune sentire (oltre che gli studiosi di ornitologia) era stato convinto fino a quel momento, vale a dire che tutti i cigni fossero bianchi.

Insomma, fu una scoperta che costrinse ad abbandonare quella certezza e a mutare prospettiva.

Nell’evocare questa eccezionale scoperta, il matematico libanese Taleb ha elaborato la propria teoria, secondo cui si può parlare di “cigno nero” allorquando il corso della storia pone l’uomo di fronte ad eventi assolutamente inattesi e sorprendenti, talvolta impossibili da immaginare.

Secondo Taleb, da un “cigno nero”, da un evento non rientrante nel novero delle normali aspettative e previsioni, da un fatto tanto estemporaneo e imprevedibile da stravolgere la visione delle cose, discende l’altrettanto imprevedibile fallimento di quelle relazioni causa–effetto che costituiscono il principale strumento razionale cui l’uomo solitamente ricorre per dare un senso al mondo reale, nel tentativo di dominarne gli eventi e le relative concatenazioni causali.

Ecco la spiegazione di quella associazione concettuale, ecco perché l’epidemia da Coronavirus – in quanto evento “imprevedibile” (e drammatico), in grado di sconvolgere l’esistenza, di mutare ogni percezione, di condurre al collasso sistemi politici, sanitari ed economici – è stata recentemente più volte collegata al concetto di “cigno nero”.

A questo punto, cambiamo e ampliamo prospettiva, riportando una interessante intuizione esposta da Andrea Porcu (direttore generale del Centro Medico Lombardo “Sant’Agostino”), utile per supportare e, forse, contribuire a indirizzare manager e imprenditori in questo momento di estrema crisi e difficoltà: “L’epidemia di Coronavirus è un cigno nero esponenziale che genera altri cigni neri esponenzialmente”.

Secondo Porcu, l’epidemia (divenuta pandemia) purtroppo distruggerà vite umane e aziende, ma darà anche enormi opportunità a chi saprà comprendere e agire rispetto a ulteriori cigni neri che man mano si presenteranno.

Riportiamo le due seguenti definizioni utili al successivo sviluppo della citata intuizione.

Per “cigno nero” si intende un evento non prevedibile, con impatti notevolmente rilevanti per il sistema su cui impatta.

Per “tecnologie (e in genere prodotti, servizi o soluzioni) ad impatto esponenziale” si intendono quelle innovazioni che nei prossimi venti o trent’anni, porteranno a grandi transizioni per il business e per l’umanità: dall’intelligenza artificiale in sostituzione/integrazione di molte professioni, alle automobili a guida autonoma; da sistemi di immagazzinamento di energia con ordini di grandezza di efficienza superiore rispetto agli attuali, a sistemi di mappatura genetica istantanea a basso costo.

Date le citate definizioni, l’intuizione di Andrea Porcu è più chiara: “L’epidemia di Coronavirus è evidentemente un cigno nero”. Non era prevedibile in generale, forse non lo era nello specifico con questo impatto in Italia e nel resto del mondo, nemmeno dopo i dati di dicembre provenienti dalla Cina. Sicuramente, sta generando un impatto rilevantissimo e a 360 gradi sul nostro sistema di riferimento (familiare, imprenditoriale, sanitario e politico).

In verità, in una recente intervista sul quotidiano “La Repubblica”, Taleb ha affermato che “Il Coronavirus non è un cigno nero”, in quanto – a suo parere – è mancante di una delle sue connotazioni essenziali: l’imprevedibilità.

Egli fa notare che da diversi anni la comunità scientifica avvertiva che prima o poi sarebbe scoppiata un’epidemia globale. Già ai tempi del virus Ebola si temette che potesse verificarsi una diffusione esponenziale e incontrollata, ma ciò non avvenne poiché si era sviluppato in Africa Centrale, un luogo non eccessivamente collegato col resto del pianeta. Adesso, invece, l’epicentro del Coronavirus è stato in Cina, il Paese interconnesso per antonomasia. Il Coronavirus, secondo Taleb, non è un cigno nero neanche per il crollo dei mercati, dal momento che era nell’ordine delle previsioni una correzione vistosa delle quotazioni, eccessivamente gonfiate sia negli Stati Uniti che in Europa.

Per il matematico libanese, il concetto “cigno nero” rappresenta soprattutto un “corto circuito della ragione” e del sistema di nessi causali, prescindendo dalla connotazione negativa (o eventualmente positiva) dell’evento straordinario cui si riferisce.

Un “cigno nero” si colloca ben oltre il sistema di nessi causali al quale è improntata la visione del mondo nonché l’azione umana in ogni campo dello scibile.

L’umano sgomento discende dalla circostanza che un “cigno nero” è imprevedibile nelle cause, ma anche negli effetti.

Ma, in effetti, è esattamente quanto l’umanità sta vivendo in questi giorni drammatici con il terribile Coronavirus Covid-19.

Ad oggi, non è ancora dato prevedere quali possano essere i reali effetti a breve e a lungo termine, quali altre aree geografiche (e con quale incidenza) ne saranno contagiate, quanto ulteriore danno arrecherà alle nostre vite e alle nostre economie, quali potranno essere le ripercussioni politiche.

Inoltre, ulteriore peculiarità di un “cigno nero” (parimenti riscontrata nell’attuale epidemia) consiste nel trascendere l’umana capacità di attribuire, nel corso del loro manifestarsi, un senso immediato alle cose che accadono.

Ad ogni modo, come per ogni “cigno nero” (di cui, a detta di Taleb, è piena la storia dell’umanità), anche per questa drammatica epidemia che sta attualmente sconvolgendo il mondo intero ed arrecando un bilancio assai doloroso, l’umana ragione – suffragata dall’apporto di ogni scienza e sapere – riuscirà prima o poi (si spera al più presto) a trovare una logica spiegazione e ad individuare un rassicurante rimedio.

Il vero auspicio è che tale esperienza faccia comprendere l’estrema interconnessione – entro l’eco-sistema globale – dell’intero genere umano, accomunato dalle medesime fragilità, paure e speranze.

Avv. Michele Ametrano

FONTI:
1) Nassim N. Taleb – “The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable” (2007);
2) Clayton Christensen – “The Innovator’s Dilemma: When New Technologies Cause Great Firms to Fail” (1997).

EMERGENZA CORONAVIRUS

In merito all’emergenza coronavirus, la Fondazione Bartolo Longo III Millennio ha disposto un presidio informativo e di supporto per i pazienti oncologici impegnati in cicli di chemioterapia.
Tutti i dettagli sono esposti nella sezione dedicata all’emergenza (CLICCA QUI).

LEGGI ANCHE: Comunicazione e “infodemia” nel tempo dell’epidemia da coronavirus

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