Vantaggi della chirurgia conservativa nel trattamento del tumore al seno in fase precoce

tumore al seno, chirurgia conservativa, quadrantectomia, mastectomia,

Uno studio recente – pubblicato sulla rivista JAMA Surgery – ha evidenziato che il tipo di intervento chirurgico scelto per le giovani donne cui sia stato diagnosticato un tumore al seno in fase iniziale può influire sulla qualità della loro vita

Le stime più recenti collocano il cancro al seno femminile al primo posto tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate nel mondo in termini assoluti, con circa 2,3 milioni di nuovi casi registrati lo scorso anno.

Anche in Italia, questa neoplasia è risultata la più diffusa nel 2020 con quasi 55.000 nuovi casi.

I preoccupanti dati sui relativi tassi di incidenza e mortalità inducono a porre l’attenzione sull’importanza delle strategie di prevenzione, dei controlli periodici (nel nostro Paese gratuiti, al pari di quanto previsto per i tumori al colon-retto e alla cervice uterina), delle diagnosi precoci e dell’accesso alle più efficaci terapie.

La chirurgia senologica costituisce uno dei trattamenti previsti dai protocolli di cura per le neoplasie mammarie. Oggi, tecniche operatorie sempre più evolute consentono l’esecuzione di interventi meno invasivi e – nel contempo – più efficaci, grazie anche alle diagnosi tempestive che consentono di individuare il cancro quando risulta ancora di ridotte dimensioni (circostanza che ne permette la completa rimozione prima della sua diffusione ad altri organi). Comunque, è opportuno evidenziare il fondamentale supporto alla cura di tale patologia offerto dalle terapie oncologiche adiuvanti (chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia) che possono giovare notevolmente alla riduzione del rischio di recidive.

Ovviamente, il costante confronto su ciascun singolo caso – che coinvolge diverse figure e competenze medico-sanitarie (oncologi, senologi, radiologi, psico-oncologi, chirurghi plastici, nutrizionisti, fisioterapisti) – risulta fondamentale per la scelta della soluzione più appropriata per la paziente dal punto di vista terapeutico ed estetico; tutto questo garantisce ad ogni donna il trattamento più idoneo e funzionale alle caratteristiche della specifica neoplasia.

Le principali tecniche chirurgiche adoperate in senologia sono quella conservativa (la quadrantectomia) e quella demolitiva (la mastectomia), che interagiscono con la chirurgia plastica e ricostruttiva.

In particolare, la quadrantectomia costituisce l’intervento di chirurgia senologica di prima scelta per la rimozione del tumore al seno, se diagnosticato in uno stadio precoce. Questa tecnica operatoria prevede l’asportazione della massa tumorale, il nodulo, con una quota di tessuto sano circostante (nodulectomia) oppure il quadrante delle mammella in cui ha sede il tumore.

Come accennato, questo intervento è connotato da un approccio conservativo, che consente di evitare l’asportazione integrale della mammella (come, diversamente, si verifica con la mastectomia).

Per aiutare a comprendere in cosa realmente consiste tale tipo di intervento, è opportuno spiegare che i medici dividono idealmente il seno femminile in quattro distinte aree: il quadrante superiore esterno, il quadrante superiore interno, il quadrante inferiore esterno ed il quadrante inferiore interno.

La quadrantectomia comporta l’asportazione del quadrante del seno interessato dalla neoplasia, corrispondente a circa un quarto del volume complessivo. Con questa tecnica chirurgica si asporta soltanto la parte coinvolta dal tumore con la cute soprastante fino alla sottostante fascia del muscolo grande pettorale. Deve essere sempre associata alla valutazione dei linfonodi ascellari omolaterali, al fine di escludere la presenza di metastasi. La ricostruzione avviene mediante rimodellamento del parenchima residuo o applicando le tecniche di mastopessi o mastoplastica.

Le moderne tecnologie diagnostiche permettono la precisa localizzazione pre-operatoria ed intra-operatoria delle lesioni tumorali e consentono di eseguire nella maggior parte dei casi interventi chirurgici conservativi, finalizzati a preservare l’integrità del seno e – nel contempo – a contenere il rischio di recidiva.

La cooperazione tra chirurghi specializzati in senologia e chirurghi plastici consente – ove possibile – la contestuale ricostruzione della mammella; in tali casi, risultando inalterate la forma e la simmetria dei seni, la paziente può giovarsi di un più rapido recupero fisico e psicologico.

La chirurgia conservativa ha progressivamente sostituto la mastectomia nel trattamento dei tumori allo stadio precoce. Associata alle terapie coadiuvanti, è in grado di garantire alle pazienti medesime percentuali di sopravvivenza globale e migliori risultati estetici con un accettabile rischio di recidiva locale. Tutto questo si traduce in una migliore qualità di vita per la paziente.

Già nel 2017, un interessante articolo – pubblicato sulla rivista scientifica The Breast – ha riportato alcune considerazioni sui possibili vantaggi della chirurgia conservativa per il tumore al seno in fase precoce rispetto a quella demolitiva (mastectomia). Queste le parole pronunciate a suo tempo da uno degli autori, il Prof. Oreste Gentilini: “Recenti studi che hanno coinvolto grandi numeri di donne con cancro al seno in fase precoce hanno dimostrato che il tasso di mortalità delle pazienti sottoposte a chirurgia conservativa era addirittura inferiore rispetto a quelle a cui era stata praticata una mastectomia. Le ragioni non sono ancora chiare. Oltre all’impatto della radioterapia post-operatoria, tra le varie ipotesi c’è anche l’idea che un’operazione più invasiva come la mastectomia possa provocare un indebolimento del sistema immunitario. Il numero di donne sottoposte a mastectomie non necessarie è ancora troppo alto. Ogni caso deve essere valutato con l’obiettivo duplice di eradicare il tumore e garantire alle donne una migliore qualità di vita”.

Uno studio americano molto più recente – pubblicato sulla rivista JAMA Surgery – ha evidenziato che il tipo di intervento chirurgico scelto per le giovani donne cui sia stato diagnosticato un tumore al seno in fase iniziale può influire sulla qualità della loro vita a distanza di anni.

Nella ricerca – condotta presso il Brigham and Women’s Hospital of Boston – sono state coinvolte 560 donne, a ciascuna delle quali era stato diagnosticato – quando avevano una età inferiore ai 40 anni – un tumore al seno; ogni singolo caso presentava un distinto stadio di gravità. Tra le pazienti monitorate, 290 avevano subìto una mastectomia bilaterale, 110 una mastectomia unilaterale e 160 una chirurgia di tipo conservativo seguita da radioterapia. Ciascuna delle pazienti è stata sottoposta ad un questionario sulla qualità della vita (BREAST-Q) nell’arco dei sei anni successivi alla diagnosi iniziale.

Il presente studio ha tratto origine dalla constatazione che, quando il cancro al seno colpisce le donne in giovane età, la prudenza – sovente eccessiva – induce a praticare interventi più estesi e radicali, per lo meno negli Stati Uniti dove è avvenuta la raccolta dei dati.

Dall’analisi dei questionari è emerso che le donne sottoposte a mastectomia unilaterale o bilaterale hanno avuto una qualità di vita inferiore rispetto a quelle sottoposte alla sola rimozione dei tessuti malati e dei tessuti vicini alla massa tumorale. Il dato ha trovato conferma anche quando sono stati sottoposti a valutazione ulteriori fattori, come lo stress legato al timore di un’eventuale recidiva (stress che ci si sarebbe aspettato minore nelle donne sottoposte alla totale asportazione del seno).

La maggior parte delle donne che hanno riferito un calo della qualità di vita, hanno spiegato che tale peggioramento ha interessato soprattutto la sfera dell’attività fisica, proprio per le conseguenze della chirurgia più invasiva cui sono state sottoposte, nonché la sfera della vita sessuale. Molte pazienti hanno riferito anche le difficoltà cui sono andate incontro nella ricostruzione del seno, rivelatasi più lunga e complessa di quanto avrebbero immaginato.

Dunque, i risultati di questo studio tendono ad avvalorare la bontà dell’approccio chirurgico conservativo nel trattamento del tumore al seno in fase precoce, molto diffuso in Europa e – in particolar modo – in Italia.

In base ai dati raccolti da EUSOMA, la Società europea degli esperti di cancro al seno, negli Stati Uniti si effettuano due mastectomie ogni cinque casi diagnosticati, mentre in Europa a parità di diagnosi ne viene compiuta soltanto una (in Italia, anche meno).

Negli Stati Uniti, la tendenza a compiere interventi chirurgici senologici più radicali deriva anche dall’intento di scongiurare eventuali cause legali dovute a presunti errori medici (“medical malpractice”) in caso di recidive. Inoltre, la minore esperienza nella chirurgia conservativa induce i chirurghi americani ad optare verso tipologie di interventi per i quali dispongono di maggiore padronanza.

Diversamente da quella americana, la scuola chirurgica europea ha investito molto – negli ultimi anni – sulla formazione nella chirurgia conservativa, particolarmente in Italia, grazie soprattutto allo straordinario contributo del Prof. Umberto Veronesi e all’indelebile sentiero che Egli ha tracciato.

Nella formazione dei giovani chirurghi specializzati in senologia orientata a questo approccio innovativo, sono risultate determinanti le prove scientifiche del fatto che un’asportazione parziale del seno non compromette le percentuali di guarigione, a fronte di una qualità della vita sicuramente migliore.

Queste le parole di una della autrici del recente studio, la Professoressa Laura Dominici: “Come medici dobbiamo discutere con le nostre pazienti più giovani le opzioni chirurgiche possibili, per essere in grado di aiutarle a comprendere come i vari trattamenti potrebbero influenzare la qualità della loro vita in futuro”.

Grazie alla chirurgia senologica conservativa, le giovani pazienti ottengono il miglior risultato estetico e considerevoli vantaggi psicologici, con benèfici effetti in termini di recupero della propria autostima, nonché di miglioramento nella personale sfera sessuale ed emotiva.

Avv. Michele Ametrano

Fonti:


LEGGI ANCHE: Come l’intelligenza artificiale sta contribuendo alla lotta contro il cancro al seno


Una-tantum
Mensile
Annuale

Il cancro si combatte insieme!
In questo momento tanti malati oncologici non possono permettersi cure tempestive e adeguate.

Aiutiamoli insieme. Basta un piccolo gesto!

Il cancro si combatte insieme!
In questo momento tanti malati oncologici non possono permettersi cure tempestive e adeguate.

Aiutiamoli insieme! Basta un piccolo contributo mensile.

Il cancro si combatte insieme!
In questo momento tanti malati oncologici non possono permettersi cure tempestive e adeguate.

Aiutiamoli insieme! Basta un piccolo contributo annuale.

Scegli un importo

€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

Oppure scegli tu una cifra.
Quello che viene dal tuo cuore!


Grazie!

Grazie!

Grazie!

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

Seguici sui nostri canali social:
Pagina Facebook
Pagina Instagram
Pagina LinkedIn
Account Twitter
Canale YouTube
Profilo Pinterest

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...