Le esposizioni precoci e ripetute alle radiazioni diagnostiche possono aumentare il rischio di tumore al testicolo

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Uno studio compiuto presso la University of Pennsylvania ha rivelato che il rischio di tumore ai testicoli è significativamente più elevato tra coloro che si sono sottoposti ad almeno tre esposizioni diagnostiche a raggi X in zone anatomiche al di sotto della vita

Pur rientrando tra i tumori rari, il cancro del testicolo è uno dei più frequenti nei giovani. Tale neoplasia si sviluppa in seguito ad una alterazione nelle cellule del testicolo. La maggior parte dei tumori del testicolo origina dalle cellule germinali, ossia quelle che producono gli spermatozoi, ma sovente risultano associati a una variante che interessa anche cellule non seminali.

Questa patologia neoplastica – identificata con la sigla TGCT (Testicular Germ Cell Tumor) – rappresenta il tumore più comune negli Stati Uniti e in Europa negli uomini di età compresa tra i 15 e i 45 anni. L’incidenza annua varia dai 6 casi (Stati Uniti) ai 10 casi (Europa del Nord) per 100.000 maschi. I TGCT rappresentano l’1-2% di tutte le neoplasie maligne dell’uomo, il 4-10% dei tumori dell’apparato uro-genitale maschile e il 95% dei tumori del testicolo. Dopo le leucemie e i linfomi sono i tumori più frequenti nei maschi di età compresa tra i 19 e i 34 anni e sono al settimo posto tra i tumori in età pediatrica. Negli ultimi decenni, il relativo tasso di incidenza di questa forma tumorale si è incrementato, passando dai 3 casi per 100.000 nel 1975 agli attuali 6 casi per 100.000.

In Italia, si contano circa 1600-1800 nuovi casi l’anno di TGCT e l’incidenza è pari a circa l’1% di tutti i tumori maschili. Trattasi della neoplasia più frequente nei maschi di età compresa tra i 15 e i 40 anni. Il tasso di sopravvivenza è superiore al 90% dei casi nei 5 anni successivi alla diagnosi.

Oggi, le strategie poste in essere per conseguire diagnosi tempestive ed i trattamenti multidisciplinari – che necessitano degli interventi coordinati di urologi, oncologi, radioterapisti e di numerose altre specifiche professionalità medico-sanitarie – erogati nei centri di alta specializzazione consentono elevate percentuali di curabilità: 99-100% quando il tumore è stato scoperto in fase iniziale (primo stadio), oltre 90% se sono stati già coinvolti linfonodi addominali (secondo stadio), oltre 80% nei casi di patologia avanzata (ossia con metastasi ossee, epatiche e polmonari).

Le cause di questa neoplasia restano ancora sconosciute, ma sono noti alcuni fattori di rischio che possono favorirne l’insorgenza.

Il principale fattore di rischio è costituito dal criptorchidismo, vale a dire, la mancata discesa nello scroto – durante lo sviluppo – di uno dei testicoli, che rimane dell’addome e nell’inguine; comunque, le probabilità di sviluppare il tumore si riducono notevolmente se tale anomalia viene corretta chirurgicamente prima del compimento dei sei anni di età.

Tra gli altri fattori di rischio noti si segnalano lo sviluppo anormale del testicolo (causato da malattie quali la “sindrome di Klinefelter”), la familiarità (ovvero la presenza di casi in famiglia, in particolar modo entro la parentela di primo grado, con una storia di neoplasia testicolare), l’uso di estrogeni, l’abuso di alcol e sedativi durante la gravidanza, l’età (questa patologia colpisce soprattutto le fasce giovanili), l’infertilità (il rischio di insorgenza di neoplasie germinali negli uomini sterili è tre volte superiore rispetto agli uomini fertili), il fumo e l’esposizione a sostanze che interferiscono con l’equilibrio endocrino (ad esempio, l’esposizione professionale e continuativa ai pesticidi).

Spesso, si arriva a diagnosticare questa neoplasia, grazie agli accertamenti eseguiti in relazione ad occasionali eventi traumatici a livello testicolare. Al riguardo, è opportuno chiarire che non esiste nesso causale scientificamente provato tra questi traumi e il tumore testicolare.

Comunque, per consentire diagnosi tempestive – analogamente alla visita ginecologica consigliata per la ragazze – è opportuno sottoporre i ragazzi a visita uro-andrologica. 

Negli ultimi quarant’anni i casi di tumore delle cellule germinali testicolari (TGCT) hanno conosciuto un costante incremento, e ciò suggerisce l’esistenza di un rischio di esposizione ambientale.

Notoriamente, le radiazioni costituiscono un fattore di rischio per il cancro, a causa della loro capacità di danneggiare il DNA. Quando le cellule non sono in grado di riparare adeguatamente il DNA danneggiato, il cancro può causare mutazioni genetiche.

Uno studio recente sui TGCT condotto dai ricercatori presso la Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania – pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE – suggerisce che le esposizioni precoci e ripetute a radiazioni diagnostiche sui pazienti nell’ambito dell’assistenza clinica, come radiografie e TAC, possono aumentare il rischio di cancro ai testicoli.

In effetti, gli studi compiuti in passato si erano soffermati prevalentemente sulle conseguenze della esposizione alle radiazioni per motivi professionali (come nei casi del personale militare o degli addetti agli impianti nucleari).

Invece, questo studio si è proposto di esaminare l’associazione tra la esposizione a radiazioni diagnostiche e il rischio di sviluppare TGCT.

I dati del presente studio suggeriscono che l’aumento dell’uso di radiazioni diagnostiche in zone anatomiche al di sotto della vita negli uomini può contribuire all’aumento dell’incidenza dei casi di tumore al testicolo.

Nella ricerca è stato condotto uno studio osservazionale su 1246 uomini di età compresa tra i 18 e i 55 anni (315 dei quali affetti da neoplasia testicolare germinale e gli altri 931 sani).

A ciascuno dei partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario concernente le informazioni sui fattori di rischio noti e presunti per il tumore ai testicoli e sulle esposizioni a radiazioni a fini diagnostici cui si sono sottoposti durante la vita (specificando la posizione sul corpo e il numero di esposizioni).

Si è proceduto anche alla raccolta di campioni di tumore testicolare. 

Dopo aver provveduto alla valutazione dei rischi noti di tumore testicolare (come età, razza, indice di massa corporea alla diagnosi, storia familiare di TGCT e storia personale di criptorchidismo) e al contestuale aggiustamento dei dati – ciò ai fini di una loro attendibile interpretazione – è stato rilevato un incremento statisticamente significativo del rischio di cancro ai testicoli tra quanti avevano segnalato nel questionario almeno tre esposizioni ai raggi X, tra cui una radiografia del colon e una TAC nella zona anatomica al di sotto della vita, rispetto agli uomini che non avevano segnalato tali esposizioni a fini diagnostici.

Precisamente, per i soggetti sottopostisi in passato a tre o più esposizioni a radiazioni diagnostiche il rischio di avere la TGCT è risultato aumentato del 59% rispetto agli individui senza precedenti esposizioni a radiazioni diagnostiche.

Inoltre, il rischio risultava incrementato nei soggetti sottopostisi a radiazioni diagnostiche nei primi 10 anni di vita rispetto a coloro che avevano effettuato tali esami dopo il compimento del diciottesimo anno di età.

Se i risultati di questo studio dovessero essere convalidati, si dovrebbe considerare – ovviamente nei casi appropriati – la possibilità di ridurre l’esposizione testicolare non necessaria ed evitabile dal punto di vista medico, anche riducendo la dose di radiazioni e ottimizzando le pratiche di schermatura.

Avv. Michele Ametrano

Fonti:


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