L’efficacia del trapianto di fegato contro il carcinoma epatocellulare

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Un importante studio coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicato su The Lancet Oncology dimostra, per la prima volta, la superiore efficacia del trapianto di fegato rispetto alle altre terapie non chirurgiche attualmente disponibili per i pazienti affetti da carcinoma epatocellulare anche in stadio avanzato

Uno studio medico-scientifico italiano – coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con il coinvolgimento di nove Centri della Rete Nazionale Trapianti, realizzato nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale con i fondi del Programma della Ricerca in Oncologia del Ministero della Salute e recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet Oncology” – dimostra che il trapianto di fegato è la terapia più efficace, rispetto alle altre terapie non chirurgiche attualmente disponibili, per i pazienti affetti da carcinoma epatocellulare.

Negli individui adulti, il carcinoma epatocellulare costituisce la forma più comune di tumore primitivo del fegato. Esso trae origine negli “epatociti” (principale tipo di cellule di quest’organo).

Nella fase iniziale, trattasi di una neoplasia alquanto silente e priva di segnali specifici; da ciò ne consegue una diagnosi spesso tardiva, allorquando il male risulta ormai irrimediabilmente esteso. Gli uomini ne sono colpiti in percentuale doppia rispetto alle donne. Nella maggioranza dei casi, il cancro del fegato si sviluppa in soggetti affetti da cirrosi epatica. Esso è riconducibile a fattori di rischio conosciuti, quali l’infezione da virus dell’epatite C e da virus dell’epatite B. Inoltre, possono costituirne fattori scatenanti l’abuso di bevande alcooliche, il fumo di tabacco, nonché le abitudini e gli stili di vita che favoriscono sovrappeso e obesità. La sopravvivenza generale, trascorsi cinque anni dalla diagnosi, è molto bassa, aggirandosi intorno al 5%.

Nel corso degli anni, secondo l’orientamento condiviso dalla comunità medico-scientifica internazionale, il trapianto di fegato è divenuto un’alternativa terapeutica valida soprattutto per i pazienti con carcinomi epatici di piccole dimensioni.

Invece, il recente studio – i cui risultati potrebbero influenzare in modo significativo l’approccio terapeutico nei confronti dei pazienti affetti da cancro del fegato – estende notevolmente le potenzialità indicative dell’approccio chirurgico e, per la prima volta, evidenzia la validità e l’efficacia del trapianto anche per le forme più avanzate di tumore epatico, vale a dire quelle che – per la loro dimensione – superano i parametri elaborati anni fa da chirurghi e oncologi dell’Istituto dei Tumori di Milano e comunemente utilizzati nel mondo per l’individuazione dei pazienti candidabili al trapianto.

Infatti, è stato dimostrato che ove si riesca a contenere nella sua dimensione (mediante radioterapia e/o chemioterapia) una forma avanzata di carcinoma epatocellulare, per un tempo sufficiente e con efficacia sufficiente, il trapianto epatico può comportare risultati analoghi a quelli rilevabili allorquando l’intervento avvenga per una forma di tumore ancora in uno stadio iniziale.

Per realizzare lo studio, sono stati selezionati 74 pazienti di età compresa tra i 18 e i 65 anni, affetti da carcinoma epatocellulare senza metastasi, trattati con diverse terapie oncologiche, finalizzate alla riduzione delle dimensioni del tumore.

Il suddetto campione di pazienti è stato assegnato a due gruppi: i pazienti del primo gruppo sono stati sottoposti al trapianto di fegato, mentre i pazienti del secondo gruppo hanno continuato ad essere seguiti con i trattamenti non chirurgici disponibili.

Dall’osservazione dei pazienti – protrattasi per nove anni – sono emersi esiti inequivocabili: la sopravvivenza a cinque anni, libera da recidive, per i pazienti sottoposti a trapianto epatico è risultata pari al 76,8%, mentre quella dei pazienti sottoposti alle terapie non chirurgiche è risultata pari al 18,3%.

Queste le parole del Prof. Vincenzo Mazzaferro, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Generale ad Indirizzo Oncologico 1 (Epato-gastro-pancreatico) presso la Fondazione IRCCS-Istituto Nazionale dei Tumori nonché ideatore e coordinatore di questa importante indagine: “Lo studio rappresenta una pietra miliare nella storia delle terapie per il carcinoma epatocellulare e cambia l’attuale paradigma nel trattamento di questa importante forma tumorale. I risultati confermano che il trapianto di fegato può essere parte della cura di questo tumore in qualsiasi momento della sua storia, ovvero in qualsiasi momento si osservi una sufficiente risposta alle cure per un sufficiente periodo di tempo. I risultati di questo studio elevano la credibilità della chirurgia oncologica in generale e portano l’evidenza del trapianto come cura del cancro al livello scientifico più alto in assoluto. Sino ad oggi, una tale dimostrazione di qualità ed efficacia non era mai stata ottenuta a livello internazionale. Infatti, i risultati emersi per la prima volta suggeriscono che, sulla base della risposta alle terapie loco-regionali contro i tumori epatici, oggi possono essere candidati al trapianto anche pazienti con forme intermedie o avanzate che fino ad ora venivano escluse da questa opzione”.

Dunque, l’approccio terapeutico al tumore epatico potrebbe essere destinato ad un epocale cambiamento. Al riguardo, il Prof. Vincenzo Mazzaferro ha esposto le seguenti ulteriori considerazioni: “Innanzitutto, i vari gradi di risposta del tumore epatico alle terapie identificheranno gruppi di persone a maggiore o minore necessità di trapianto, e questo contribuirà ad una maggiore equità e trasparenza nella allocazione degli organi. Inoltre, poiché la possibilità del trapianto diventerà dipendente dal risultato delle altre terapie, il lavoro multidisciplinare tra le varie specialità si rafforzerà, aiutando a centralizzare sui Centri di Trapianto la cura di questa patologia tumorale, che non può più prescindere dall’utilizzo di un’alternativa così efficace di cura, come il trapianto. Infine, il lavoro del chirurgo associato alle tante terapie farmacologiche oggi disponibili può contribuire a spostare molti pazienti dalla ‘cronicizzazione della malattia’ alla ‘cura definitiva’, con un notevole risparmio di risorse, sia tecnico-assistenziali che economiche”.

In effetti, questo studio dimostra l’importanza – nell’ambito della ricerca clinica in oncologia – della chirurgia moderna e delle nuove tecnologiche interventistiche, che in determinati casi possono costituire valide ed efficaci alternative alle opzioni terapeutiche basate esclusivamente sull’applicazione farmacologica.

Pertanto – in Italia e nel mondo intero – oltre alla ricerca medico-scientifica, deve essere promossa la cultura della donazione degli organi che renda possibili tutti i trapianti necessari.

La medicina dei trapianti di organo rappresenta una straordinaria e radicata conquista del progresso scientifico e della terapia chirurgica, rivelandosi uno strumento oltremodo prezioso per il raggiungimento della finalità primaria dell’arte medica, ossia il servizio alla vita umana.

Avv. Michele Ametrano

FONTE:


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