Un farmaco sperimentale blocca la crescita dei tumori: la scoperta dell’Università di Padova

Uno studio condotto dall’Università di Padova ha dimostrato che l’angiogenesi dipende dalla proteina Opa1 presente nei mitocondri. Usando un innovativo farmaco anti-Opa1, i ricercatori sono riusciti a bloccare la crescita tumorale

Sembra sia stato compiuto un ulteriore e importante passo sul percorso impervio della lotta ai tumori. Si tratta della scoperta di un nuovo composto sperimentale che bloccherebbe la crescita tumorale grazie all’interruzione dell’angiogenesi.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (Vimm), braccio operativo della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata Onlus, e dell’Università di Padova. A guidarla è stato il Professor Luca Scorrano, Ordinario del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e Direttore Scientifico del Vimm, mentre la prima firma dell’articolo – approvato in peer review e in via di pubblicazione – è della Dottoressa  Stéphanie Herkenne, ricercatrice post-dottorato belga che ha passato 6 anni a Padova al VIMM.

I risultati ottenuti dimostrano che l’angiogenesi – il processo di formazione di nuovi vasi sanguigni essenziale alla riparazione e rigenerazione dei tessuti, ma anche alla crescita dei tumori e lo sviluppo delle metastasi – dipende dalla proteina Opa1 presente nei mitocondri. Durante le sperimentazioni, usando un innovativo farmaco anti-Opa1, i ricercatori sono così riusciti a bloccare la crescita tumorale.

Partendo da questi presupposti – commenta il professor Scorrano in un intervista rilasciata a PadovaOggi – ci siamo chiesti se i mitocondri, le centrali energetiche della cellula implicate in molti dei processi alla base dei tumori, fossero coinvolti anche nell’angiogenesi. Abbiamo scoperto che i mitocondri cambiano rapidamente la propria forma quando l’angiogenesi si attiva, un’indicazione della loro partecipazione al processo di formazione di nuovi vasi sanguigni. Un’analisi bioinformatica, condotta con potenti computer dal professor Gabriele Sales del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ci ha indicato che la proteina mitocondriale Opa1 poteva essere implicata in questi repentini cambiamenti di forma durante l’angiogenesi”.

La Dottoressa Stéphanie Herkenne – continua  – ha verificato che effettivamente l’attivazione di Opa1, responsabile del controllo della forma e di molte funzioni dei mitocondri, è essenziale per l’angiogenesi: se Opa1 non viene attivata, l’angiogenesi non può procedere. L’inattivazione genetica del gene Opa1 nelle cellule dei vasi sanguigni blocca in esperimenti di laboratorio la crescita e le metastasi di tumori, due processi che dipendono appunto dall’angiogenesi”.

Ad oggi esistono già diversi farmaci in uso clinico che bloccano il processo di angiogenesi e tolgono nutrienti al tumore impedendogli di crescere, ma spesso questi non riescono ad impedire la progressione della malattia e, dunque, ad interrompere l’espansione del tumore. Tra questi, per esempio, vi è il bevacizumab, che viene usato nella cura del cancro del colon metastatico e di altri cancri con metastasi, come quello del rene, della mammella. Viene, inoltre, utilizzato per i tumori avanzati del polmone e per il cancro ovarico. Tuttavia, nonostante una comprovata efficacia, diversi tumori diventano resistenti a questo e ad altri farmaci simili, che non riescono più a bloccare l’espansione del tumore.

I test relativi alle sperimentazioni dell’innovativo farmaco anti-Opa1, però, hanno dato risultati notevoli. I ricercatori, infatti, hanno notato una riduzione della crescita dei tumori sperimentali che oscilla tra il 70 e l’80%, tanto che per il composto è stata già depositata la domanda di brevetto internazionale da Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata – Vimm e Università di Padova. La speranza, dunque, è che il nuovo farmaco possa essere utile per curare i tumori che sviluppano resistenze ai farmaci già in uso clinico.

Confidiamo – conclude Scorrano – che i farmaci che potranno essere derivati da questo primo composto da noi scoperto, possano trovare un’utilità clinica nei tumori che sviluppano resistenza al bevacizumab. Inoltre ci aspettiamo che questi farmaci anti-Opa1 possano anche essere utili in altri tumori che sviluppano resistenza a terapie. Naturalmente tutto ciò sarà possibile solo se l’efficacia e la sicurezza di tali composti saranno confermate in studi clinici con i pazienti. In altre parole, molti studi ci attendono per migliorare questa nuova categoria di composti e per capire quali siano le loro indicazioni terapeutiche in oncologia”.

FONTI:


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