Differenza tra tumore e cancro? Una definizione dall'Antica Grecia

I termini “cancro” e “tumore” vengono spesso usati come sinonimi, ma una differenza semantica è derivabile dagli studi oncologici dell’Antica Grecia

Spesso le parole “cancro” e “tumore” vengono usate come sinonimi. In realtà i due termini non sono semanticamente equivalenti. Con tumore (o neoplasia), infatti, si intende “una massa di tessuto che cresce in eccesso ed in modo scoordinato rispetto ai tessuti normali, e che persiste in questo stato dopo la cessazione degli stimoli che hanno indotto il processo” come chiarisce la definizione coniata dall’oncologo Rupert Allan Willis, accettata a livello internazionale. Dunque, una proliferazione cellulare anomala che può essere limitata alla sede di origine, ma che potrebbe anche dare origine a metastasi. Con il termine cancro, invece, si intende indicare solo i tumori in grado di produrre metastasi (Airc).

Questa distinzione si può far risalire all’Antica Grecia, precisamente al periodo classico (periodo ellenico), quella fase temporale che si estende dalla caduta dell’ultimo tiranno ateniese nel 510 a.C. alla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C..

Per quanto riguarda la parola cancro, la manifestazione in forma maligna di un tumore, questa deriva, appunto, dal greco karkinos, ovvero “granchio” o “gambero”. La locuzione è stata coniata da colui che è conosciuto per essere il “padre della Medicina”, Ippocrate di Coo. Il medico e geografo greco ha dato questa definizione basandosi sull’osservazione che i tumori in stadio avanzato formano proiezioni spesso necrotiche all’interno del tessuto sano che danno un’immagine simile alle chele di un granchio.

Ippocrate, vissuto tra il 460 e il 377 a.C., nei suoi studi descrisse diversi tipi di tumore. Così come sentenziato dall’autore del papiro di Edwin Smith (il più antico trattato di medicina giunto sino ai giorni nostri in cui è descritto il primo tumore di cui si abbia testimonianza documentata), anche il padre della Medicina ribadì l’incurabilità delle neoplasie.

Ippocrate riteneva che l’origine delle malattie, e dunque anche del cancro, fosse esclusivamente fisica e fondata sull’armonica mescolanza dei “quattro umori“:

  1. il sangue derivante dal cuore;
  2. il flegma che originava nel cervello;
  3. la bile gialla dal fegato;
  4. la bile nera proveniente dalla milza.

Pertanto, alla rottura dell’equilibrio di questi quattro umori corrispondeva uno stato di discrasia, dunque di malattia. Nello specifico, per Ippocrate il prodotto dell’accumulo di bile nera nei tessuti era ciò che produceva i tumori maligni. Per definirli il medico greco utilizzò, quindi, per la prima volta il termine karkinos, poiché proprio come l’animale (il granchio) “divorava i tessuti” con “una morsa dolorosa e acutaestendendo nel tessuto sano le proprie “chele”. Da questo termine sono poi derivate le parole “carcinoma” (tumore maligno) e “cancro” (tumore maligno ulcerato), mentre lo “scirro” (tumore duro) è stato separato ed elencato come tumore con potenziale maligno incerto.

I medici greci erano già a conoscenza del cancro della pelle, della bocca, dello stomaco e del seno. Ippocrate descrisse condilomi e polipi anorettali e usò uno speculum per l’esame delle lesioni che si trovavano più in alto nel colon. Considerava il carcinoma mammario e il carcinoma cervicale con secrezione sanguinante come tumori potenzialmente letali, per i quali potevano essere applicate solo cure palliative. Carcinomi e tumori superficiali e profondi dovevano essere trattati in modo diverso. Per le lesioni superficiali era previsto un trattamento esterno in cui venivano utilizzate delle lozioni e, in alcuni casi, il cauterio. Per i tumori localizzati in profondità, invece, l’unico trattamento possibile era la chirurgia in quanto considerati, come scritto in precedenza, incurabili.

Per circa un millennio la teoria degli umori di Ippocrate è stata accettata come un dogma dalla classe medica a causa dell'”Ipse dixit“, rallentando in questo modo lo sviluppo in campo oncologico.

Gli scritti raccolti di Ippocrate furono stampati a Venezia nel 1588

FONTI:
1) Hajdu SI, Thun, MJ, Hannan, LM, Jemal, A, A note from history: landmarks in history of cancer, part 1., in Cancer, vol. 117, nº 5, marzo 2011, pp. 1097–102, DOI:10.1002/cncr.25553, PMID 20960499;
Link: https://acsjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/cncr.25553
2) Paul of Aegina, 7th Century AD, quoted in Ralph W. Moss, Galen on Cancer, CancerDecisions, 2004. Referenced from Michael Shimkin, Contrary to Nature, Washington, D.C.: Superintendent of Document, DHEW Publication No. (NIH) 79-720, p. 35.
Link: https://web.archive.org/web/20110716111312/http://www.cancerdecisions.com/speeches/galen1989.html

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