Lockdown, sedentarietà e aumento delle patologie vascolari degli arti inferiori

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Le patologie vascolari degli arti inferiori sono molto diffuse tra le donne, in particolare in periodi di intensa sedentarietà. Per questo motivo, il lockdown ha portato ad un loro aumento e ad un peggioramento dei quadri clinici

Insieme alle patologie cardiologiche, le patologie vascolari fanno parte del gruppo delle patologie cardiovascolari e fanno riferimento a patologie e/o disfunzioni di uno o più organi appartenenti all’apparato cardiocircolatorio. Si tratta di organi adibiti alla circolazione a al trasporto del sangue e dei fluidi: il cuore, i vasi sanguigni e i vasi linfatici. Attraverso la circolazione sanguigna, l’apparato cardiovascolare ha il compito principale di apportare alle cellule dell’organismo l’ossigeno, i nutrienti e più in generale tutti gli elementi necessari al loro sostentamento. Mentre il cuore, organo muscolare cavo, funge da “motore” (o “pompa”), il resto dell’apparato circolatorio costituisce il “sistema viario” attraverso il quale vengono veicolati sangue e linfa.

Alcune delle malattie associate agli organi vascolari, come insufficienze venose in genere (tra cui varicosi, capillari dilatati etc.), arteriopatie, trombosi riguardano in misura statisticamente rilevante l’area degli arti inferiori. Le patologie vascolari degli arti inferiori si manifestano, a seconda della malattia specifica, con sintomi quali gambe gonfie, pesantezza, affaticamento, prurito, dolore, formicolio, crampi, capillari rotti. Trattasi di sintomi molto diffusi e ricorrenti, soprattutto con l’arrivo dei primi caldi dell’anno solare, dunque spesso confondibili con fenomeni puramente episodici. Non si tratta semplicemente – come spesso si è indotti a pensare – di problemi di natura estetica, in quanto le gambe e i piedi (oltreché, ovviamente, per la deambulazione) rivestono un ruolo fondamentale per la circolazione sanguigna. Alcune di queste malattie possono portare anche a gravi conseguenze, come la perdita dell’arto in questione, o addirittura arresto cardiaco, ictus e morte.

In linea generale, I principali fattori che concorrono allo sviluppo delle patologie vascolari degli arti inferiori sono la stanchezza, lo stare troppo in piedi o troppo seduti, il camminare poco, il sovrappeso, le gravidanze e l’ereditarietà. Alcune di esse (come l’insufficienza venosa o la varicosi) colpiscono in modo particolare le donne a causa soprattutto dell’influenza degli ormoni femminili, che producono un’azione specifica sui vasi. Brusche variazioni di estrogeni e progesterone frequenti in fasi particolari della vita come la pubertà, la gravidanza, o nel periodo pre-mestruale possono comportare una alterazione del tono vasale con conseguente dilatazione, provocando senso di pesantezza e gonfiore. L’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori, per esempio, è fra le condizioni patologiche più diffuse, con una prevalenza di circa il 12-15% negli uomini, che sale al 35-40% nelle donne.

La branca della medicina che studia l’anatomia e le patologie che colpiscono i vasi sanguigni e quelli linfatici è l’angiologia. In particolare, ad occuparsi della fisiopatologia del sistema venoso umano è la flebologia, uno dei rami della stessa angiologia. Dunque, il medico specialista che si occupa di patologie vascolari degli arti inferiori è l’angiologo-flebologo, il quale, per un corretto iter diagnostico, è solito utilizzare un macchinario chiamato ecocolordoppler venoso, attraverso il quale è possibile svolgere un’indagine veloce e non invasiva in grado di valutare forma, aspetto, dimensioni e funzionalità di vene e arterie di arti e del collo.

In quanto alle terapie applicabili, a seconda del quadro clinico, l’angiologo-flebologo può delineare il miglior percorso terapeutico scegliendo – a seconda della patologia specifica – tra un trattamento conservativo (farmaci, compressione elastica), un trattamento ablativo mini-invasivo (radiofrequenza, laser, scleroterapia) e l’intervento chirurgico invasivo, effettuabile dallo stesso angiologo qualora lo stesso disponga anche di una specializzazione in chirurgia.

Covid-19 e lockdown: aumento delle patologie vascolari agli arti inferiori a causa di sedentarietà e sospensione dei controlli

Come evidenziato in precedenza, sedentarietà e assenza di esercizio fisico sono alla base di alcune delle più diffuse patologie vascolari degli arti inferiori, come trombosi e insufficienza venosa, in quanto queste abitudini contribuiscono al ristagno del sangue. In questo senso, i mesi di lockdown imposti dall’emergenza Covid-19 hanno comportato, inevitabilmente, un aumento delle stesse, e ciò ha portato sia ad un aumento delle diagnosi di malattie vascolari, sia ad un peggioramento dei quadri clinici.

Tra i primi a segnalare il problema era stato Gabriele Di Luca, chirurgo vascolare dell’ASST Gaetano Pini CTO di Milano, il quale, intervistato la scorsa estate da Adnkronos, riscontrava rispetto alla fase pre-Covid “un aumento del verificarsi di complicanze trombotiche arteriose, in particolare in quelli che presentano già alterazioni di alcuni distretti (cerebrale, apparato gastroenterico, degli arti superiori o inferiori o sottoposti a cateterismi arteriosi diretti)”.

In alcune delle situazioni osservate da Di Luca, “si è persino giunti a eventi di tipo ischemico e alla gangrena dei distretti più periferici degli arti inferiori (dita dei piedi). Questo perché – spiegava Di Luca – gli esiti sono stati difficilmente controllabili con una terapia farmacologica e i pazienti non potevano essere sottoposti a un intervento chirurgico per la grave e importante co-morbidità presente“.

Per l’esperto, la causa probabile di questo fenomeno era da ricercarsi nella “riduzione dell’attività fisica e dei movimenti durante il lockdown. Uno stile di vita sedentario e il sovrappeso correlato possono aumentare il rischio di sviluppare una complicanza trombotica a livello degli assi venosi degli arti inferiori e pelvici. Ricordiamoci infatti che il meccanismo scatenato dal rallentamento del ritorno venoso (stasi) è uno dei principali fattori della Triade di Virchow“[1].

La situazione è stata ulteriormente aggravata dalla sospensione, in molti casi, di prime visite e controlli di routine. È quanto emerso da uno studio condotto da un team di ricerca del San Raffaele di Milano, coordinato professor Germano Melissano, Professore associato di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. I dati – pubblicati in un articolo sul Journal of Vascular Surgey –  mostrano come nei primi giorni della pandemia i pazienti sembravano più restii nel presentarsi in ospedale, forse per paura della possibilità di contagio. Questo atteggiamento ha inizialmente determinato una riduzione di tutte le emergenze vascolari, mentre dalla seconda settimana è stato registrato un incremento degli accessi in Pronto Soccorso, soprattutto per ischemie arteriose periferiche e casi di trombosi venosa profonda.

Abbiamo osservato – dichiara il professor Andrea Kahlberg, Coordinatore dell’Area delle Emergenze Vascolari dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Professore Associato di Chirurgia Vascolare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele – un aumento significativo e inaspettato soprattutto dei casi di trombosi arteriosa a livello degli arti inferiori, che ha portato un alto numero di pazienti a dover essere operato in urgenza per disostruire le arterie dal trombo ed evitare l’amputazione dell’arto”.

Infine, gli specialisti hanno osservato anche che un elevato numero di pazienti, ricoverati a causa di problematiche respiratorie legate a Covid-19 e già sottoposti, per la maggior parte, a profilassi antitrombotica, presentavano ischemia periferica agli arti inferiori, richiedendo di essere trattati anche dal punto di vista vascolare. Ulteriori accertamenti sulla loro circolazione venosa profonda hanno mostrato un numero allarmante di casi di trombosi venosa profonda, in quasi totale assenza di altri sintomi.

[1] La Triade di Virchow (dal nome dello studioso tedesco della seconda metà dell’800 che riassunse i meccanismi del processo trombotico venoso) descrive le tre grandi categorie di fattori che si ritiene contribuiscano alla trombosi: ipercoagulabilità (un’anomalia della coagulazione del sangue), variazioni emodinamiche (come stasi o turbolenza), lesioni/disfunzioni del tessuto endoteliale.

FONTI:


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