Rischio amianto e procedimento di bonifica. Come avviene?

Cancro, amianto, bonifica, asbesto

L’asbesto (o amianto) è un insieme di minerali del gruppo degli inosilicati e del gruppo dei fillosilicati di consistenza fibrosa e cancerogeni. Il processo di bonifica e smaltimento è articolato, ma necessario nella sua rigidità

A cura di Michele Ametrano

È notorio che l’asbestosi è una malattia polmonare cronica, provocata dall’inalazione nell’organismo umano di fibre di amianto (asbesto), un materiale termoresistente e isolante.
Le fibre di amianto si fissano sulle parti esterne dei polmoni (oltre che nei tessuti bronchiali), cagionandone progressiva infiammazione e, con gli anni, fibrosi polmonare con ispessimento e cicatrizzazione del tessuto polmonare. Tra l’esposizione alla polvere di amianto e la comparsa della malattia può intercorrere un considerevole periodo di tempo (20 anni o più).

I malati di asbestosi presentano un rischio superiore alla media di contrarre tubercolosi e tumore polmonare, soprattutto se fumatori.
L’esposizione all’amianto può inoltre costituire un fattore predisponente allo sviluppo di tumore polmonare (anche in assenza di asbestosi), di tumore peritoneale e gastro-intestinale, nonché di mesotelioma pleurico (in modo particolare nei fumatori).

In media, nel mondo intero, vengono diagnosticati annualmente circa 10 nuovi casi di asbestosi ogni 100.000 persone; l’incidenza della malattia è più elevata nei territori in cui ci sia stata un’alta concentrazione di industrie collegate alla lavorazione dell’amianto. L’asbestosi rientra nel novero delle più incidenti malattie professionali in grado di colpire gravemente i polmoni.

In passato, l’amianto è stato assai impiegato anche come materiale da costruzione, convenientemente mescolato con varie sostanze (magnesia, segatura, cementi, silicati) per la fabbricazione di pannelli e mattonelle, canne fumarie e comignoli, tubi per lo scolo di acque fecali e pluviali.
A partire dalla metà degli anni ’70 del secolo scorso, con la progressiva diffusione della consapevolezza circa la sua pericolosità per la salute, l’amianto – ovunque possibile – è stato sostituito da altri materiali, come la fibra di vetro. Prima al mondo a vietarne l’uso (nel 1986) è stata la Gran Bretagna. In precedenza, la Comunità Economica Europea aveva emanato due direttive (1983/477 e 1985/610) finalizzate a disciplinarne rigidamente l’estrazione e l’impiego.

Attualmente, in Italia, l’attività di bonifica e smaltimento di materiale in amianto e di materiale contenente amianto (come l’eternit) è disciplinata dal Decreto Legislativo 81/2008 (“Testo Unico sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro”) che prescrive la redazione di un “piano di lavoro e di sicurezza” (ai sensi dell’articolo 256 comma 5 del citato Decreto) da parte di impresa specializzata iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, e presentato presso il Dipartimento di Prevenzione – Servizio Igiene e Medicina del Lavoro dell’Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente.

Nel piano di lavoro e sicurezza sono descritte analiticamente tutte le fasi e le cautele della relativa lavorazione, con particolare attenzione al personale addetto alla bonifica che deve essere dotato di speciali indumenti e dispositivi protettivi contro il rischio di contaminazione. Particolare attenzione è parimenti riservata agli abitanti nelle immediate vicinanze del cantiere, i quali devono essere preventivamente informati ed edotti in merito alle regole e ai comportamenti da osservare fino alla conclusione delle operazioni di bonifica.

Necessaria alla concessione del nulla osta da parte dell’A.S.L. per l’inizio dell’attività di bonifica è la certificazione, rilasciata da laboratorio specialistico di analisi a sèguito di esame di un campione del materiale da smaltire, attestante la caratterizzazione e la classificazione del materiale in termini di pericolosità per la salute umana e per l’ambiente.
È inoltre prescritto l’allestimento di una “unità di decontaminazione” per il personale addetto alla bonifica. Questa struttura prefabbricata in moduli di alluminio pre-verniciato va montata e posizionata all’ingresso del locale al cui interno è posto il materiale in amianto da prelevare; tale unità (munita di diversi stadi separati, destinati a doccia e spogliatoi) viene allacciata ad un sistema di controllo e filtraggio delle acque di scarico della doccia.

La rimozione del materiale in amianto avviene manualmente, senza l’uso di attrezzature meccaniche o pneumatiche. Il materiale viene nebulizzato con materiale incapsulante. A seguito di essiccazione, il materiale viene prelevato con l’ausilio di aspiratore a filtri assoluti e insaccato in un primo sacco in polietilene che viene sigillato con del nastro adesivo ed avviato alla vicina vasca di lavaggio, per poi essere spostato nell’ambiente incontaminato dove lo stesso viene reinsaccato in altro sacco e chiuso ermeticamente con il medesimo sistema, per poi essere associato con altri in sacchi di maggiori dimensioni. Dopo aver ripetuto tali operazioni fino a conclusione della bonifica, si provvede al trasferimento di tutti i grossi sacchi in un’area di ammasso temporaneo preventivamente delimitata.

Per la rimozione di materiale contenente amianto, quale l’eternit (cemento-amianto), sono prescritte operazioni di “incapsulamento” sulle superfici a vista, mediante un prodotto fissativo a base di resina vinilversatile in dispersione acquosa. Compiuta l’essiccazione, anche questo materiale viene inserito in speciali sacchi adeguatamente sigillati e successivamente trasferiti in un’area di ammasso temporaneo.

Nell’area da bonificare viene posizionato un estrattore d’aria per l’aspirazione delle fibre aero-disperse. Tutto Il materiale rimosso viene preso in carico da impresa specializzata, iscritta all’Albo dei Trasportatori ed autorizzata al trasporto di tale tipologia di rifiuto.

I rifiuti vengono trasportati e smaltiti presso discarica munita di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) rilasciata dalla Regione (Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità – Ufficio Compatibilità Ambientale).
Prima e durante i lavori di bonifica viene effettuato giornalmente presso l’area interessata dalla bonifica un monitoraggio ambientale per la determinazione delle fibre di amianto aero-disperse: all’interno del luogo di lavorazione, all’uscita dell’estrattore d’aria, nei locali di lavaggio dei sacchi e all’uscita dell’ambiente di decontaminazione.

Terminate le operazioni di bonifica, viene effettuato un campionamento finale statico (ai sensi della Circolare del ministero della Sanità n. 7 del 12 Aprile 1995) per la verifica delle condizioni di inquinamento dei luoghi bonificati. Quindi, all’esito di verifica ispettiva dell’A.S.L., gli ambienti interessati dalla bonifica possono essere restituiti all’uso comune.

Il rigido protocollo operativo prescritto per le operazioni di bonifica e smaltimento dell’amianto costituisce ulteriore prova della pericolosità di tale materiale.
Sono assolutamente scellerate e criminali le condotte di quanti – in totale dispregio della legge e di qualsivoglia senso civico – abbandonano manufatti in amianto o contenenti amianto in campo aperto, nel sottosuolo e nelle acque, così avvelenando irrimediabilmente l’intero ecosistema.

Poche settimane orsono, è stata data notizia del ritrovamento di un ingente quantitativo di manufatti contenenti fibre di amianto sul fondale del mare antistante la costa di Sorrento.

A questo punto, il merito (e la delicatezza) dell’argomento trattato suggerisce una breve riflessione.

Il rischio per la salute dei cittadini derivante dall’esposizione alle fibre di amianto coinvolge anche il territorio pompeiano e quello dei Comuni limitrofi, e interessa buona parte dell’edilizia abitativa, risalente ad un periodo in cui questo materiale assai nocivo è stato variamente adoperato.

È pertanto necessario promuovere un approccio virtuoso nei confronti di tale problematica, attraverso campagne informative e comportamenti positivi, che consentano la diffusione di una piena coscienza e consapevolezza riguardo alla qualità (e alla cura) dell’ambiente in cui viviamo e della nostra salute.

Avv. Michele Ametrano

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