L’aferesi ha salvato un paziente dagli effetti collaterali della terapia antileucemica. Di cosa si tratta?

Al Bambino Gesù l’aferesi, una particolare tecnica di depurazione del sangue, ha bloccato per la prima volta gli effetti collaterali della terapia Car-T per il trattamento della leucemia. In cosa consiste?

Per la prima volta grazie all’uso della tecnica dell’aferesi sono stati bloccati gli effetti collaterali della terapia Car-T per il trattamento della leucemia. È accaduto all’ospedale Bambino Gesù di Roma dove in questo modo è stata salvata la vita ad un giovane paziente affetto da leucemia, in terapia intensiva per gli effetti collaterali dell’immunoterapia con cellule Car-T.

L’immunoterapia Car-T, acronimo di per “Chimeric Antigen Receptor” (Recettori Chimerici per l’Antigene), utilizza (“manipolandoli geneticamente”) i linfociti T del paziente, tra le cellule più importanti del sistema immunitario, per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. Attualmente l’immunoterapia con cellule Car-T rappresenta la nuova e frontiera per il trattamento della leucemia, resistente alla chemioterapia. In questo articolo di June et al. (2018) è possibile approfondirne in maniera specifica gli aspetti (si può scaricare in formato pdf in fondo a questa pagina).

Nel 25% dei pazienti trattati, tuttavia, si sviluppano (sia tra i bambini che tra gli adulti) gravi effetti collaterali, potenzialmente letali. In particolare, può svilupparsi la cosiddetta Cytokine Release Syndrome (CRS), caratterizzata da una risposta infiammatoria incontrollata e potenzialmente letale. Sino ad oggi, però, questa sindrome è stata trattata con farmaci che non sempre riescono a controllare lo stato infiammatorio. Va considerata, in aggiunta, la soppressione del sistema immunitario e il conseguente aumento del rischio infettivo.

Il team del Bambino Gesù ha deciso, dunque, relativamente a questo caso particolarmente grave, di ricorrere alla terapia chiamata Aferetica CytoSorb, che ha l’obiettivo di depurare il sangue del paziente nella maniera più efficace e rapida possibile. Ne è emerso uno studio pubblicato sulla rivista Critical Care Explorations della Society of Critical Care Medicine da Bottari et al., con il quale si suggerisce che l’uso dell’aferesi combinato con la terapia Car-T può rappresentare una soluzione importante per controllare le complicanze causate da questa terapia antileucemica, senza inficiarne in alcun modo l’azione. Lo studio completo è reperibile qui.

Aferesi: di cosa si tratta?

L’aferesi è, dunque, un insieme di tecniche utilizzate per rimuovere dal sangue una o più delle sue componenti, restituendo al soggetto trattato la quota che non s’intende trattenere. Il termine deriva dal latino aphaeresis e dal greco ἀφαίρεσις, letteralmente “eliminazione” o “rimozione”. Viene utilizzata, quindi, per somministrare al paziente solamente la frazione di sangue necessaria per correggere il problema specifico senza dover utilizzare per forza il sangue intero, che potrebbe provocare rischi di sovraccarico circolatorio del paziente qualora siano necessarie elevate quantità della frazione in questione.

L’aferesi si effettua mediante un macchinario chiamato “separatore cellulare” a cui viene collegato il donatore in circolazione extracorporea. Questo strumento estrae il sangue da una vena dell’avambraccio, allo stesso modo della donazione tradizionale, lo immette in un circuito sterile e lo separa tramite procedimenti chimico-meccanici, consentendo in questo modo la raccolta degli emocomponenti desiderati e reimmettendo con la stessa modalità la componente non voluta all’interno della vena.

La separazione avviene per peso specifico – dunque una separazione per densità – e possono essere adottati 3 sistemi:

  • centrifugazione: il sangue intero prelevato dal donatore viene fatto fluire in un sistema di centrifugazione che accelera il processo di sedimentazione e permette, così, di separare le cellule fra loro e queste dal plasma;
  • filtrazione: il sangue intero prelevato dal donatore viene fatto fluire in un modulo filtrante di membrane microporose che permettono la separazione delle molecole proteiche plasmatiche dalle cellule, che non possono attraversarle;
  • la combinazione di filtrazione e centrifugazione: il sangue fluisce in un cilindro contenente una membrana in policarbonato con pori di pochi micron. La centrifugazione permette di separare i vari costituenti del sangue e la rotazione allontana le cellule dalla membrana impedendo la saturazione del filtro. La soluzione contenente le cellule viene poi fatta fluire in un serbatoio, mentre il plasma (contenente piastrine o meno, a seconda della procedura) va ad una sacca di raccolta.

Le indicazioni per l’aferesi sono cambiate nel tempo a causa dei risultati dei vari studi effettuati e, di conseguenza, a causa dell’innovazione portatrice di nuove idee e tecniche. Per avere una visione d’insieme delle indicazioni utilizzate per l’aferesi i dati raccolti dai registri sono fondamentali. In Italia è attivo un registro di aferesi terapeutica. Il Gruppo di Studio per l’Aferesi Terapeutica della Società Italiana di Nefrologia ha iniziato a raccogliere dati nel 1994. È stato, poi, messo a punto un database per la gestione dei dati e dal giugno 2003 il registro è completamente informatizzato.

FONTI:
– Porcu P. et al., Leukocytoreduction for Acute Leukemia, 2002. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11886572
– Andrulli S. et al., Therapeutic plasma exchange: a review of the literature, 2012. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22388829
– Kashiwagi N. et al., Immunomodulatory effects of granulocyte and monocyte adsorption apheresis as a treatment for patients with ulcerative colitis, 2002. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12064810
– Pineda A., Taswell H., Selective Plasma Component Removal: Alternatives to Plasma Exchange, 1981. Link: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1525-1594.1981.tb03995.x

SCARICA L’ARTICOLO DI JUNE ET AL.:

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