I possibili benefici del caffè per i malati con tumore al colon-retto metastatico

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Un recente studio osservazionale statistico pubblicato su JAMA Oncology ha evidenziato che il consumo di caffè aumenta significativamente l’aspettativa di vita dei pazienti con carcinoma al colon-retto avanzato o metastatico, riducendo il rischio di progressione della malattia

Originario dell’Abissinia (regione del Caffa), il caffè fu portato nel XIV (o nel XV) secolo nello Yemen (nei dintorni della città di Mokha), in Arabia, nel Sudan e in Egitto. In seguito, gli Olandesi lo introdussero nell’isola indonesiana di Giava e in tutte le loro colonie. Successivamente, dalla Guyana Olandese si diffuse nei Paesi del Nuovo Mondo (Brasile, Colombia, Venezuela, America Centrale, Antille) ove trovò condizioni ambientali forse migliori di quelle di origine, tanto che oggi sono proprio questi territori a fornire la maggior produzione.

Attualmente, il caffè è la bevanda più diffusa al mondo dopo l’acqua. Si ipotizza che nel mondo se ne consumino annualmente oltre quattrocento miliardi di tazzine. I principali Paesi consumatori sono la Finlandia, la Svezia e l’Olanda.

Il caffè può combinarsi con qualsiasi pasto della giornata; può essere bevuto per intavolare una conversazione, oppure per semplice abitudine o piacere.

Sui possibili benefici e controindicazioni derivanti dal suo consumo e dalla assunzione delle sostanze in esso contenute, la comunità medico-scientifica internazionale si è cimentata – nel corso degli anni – in numerosi studi che hanno offerto importanti contributi diretti al chiarimento dei dubbi esistenti in merito.

Al riguardo, un parere scientifico sulla sicurezza della caffeina – pubblicato nel 2015 dalla European Food Safety Authority – ha stimato che l’assunzione quotidiana fino a 400 milligrammi di caffeina (circa 5,7 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo, pari al consumo di 4-5 tazzine di caffè al giorno) non pone problemi di sicurezza per gli adulti sani della popolazione in genere (fatta eccezione per le donne in gravidanza), se è parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo. 

Uno studio osservazionale prospettico – condotto recentemente in alcuni dei principali dipartimenti di oncologia medica e centri di eccellenza degli Stati Uniti, pubblicato sulla rivista Jama Oncology – ha evidenziato la relazione tra il consumo di caffè (decaffeinato e non) e la sopravvivenza globale e libera da progressione della malattia (ossia, il tempo durante il quale non si registra alcun significativo incremento dell’estensione del tumore), in un gruppo di 1171 pazienti (59% uomini e di età media di 59 anni) con tumore al colon-retto allo stadio localmente avanzato o metastatico, osservando che l’aumento dell’assunzione di caffè risultava associato ad un significativo incremento dell’aspettativa di vita.

Precedenti studi di carattere epidemiologico avevano già evidenziato l’associazione tra maggior consumo di caffè e migliore sopravvivenza in pazienti con cancro al colon-retto in stadio 3, ma tale associazione non era mai stata rilevata in individui affetti da forme metastatiche di tale neoplasia.

In questa occasione, i ricercatori impegnati nel citato studio hanno sottoposto ad analisi i dati relativi ai 1171 pazienti, tutti quanti – come già rilevato – affetti da carcinoma al colon-retto localmente avanzato o metastatico.

Al momento dell’arruolamento, ciascuno dei 1171 partecipanti ha compilato un questionario sulle proprie abitudini alimentari, tra cui il consumo di caffè (misurato in numero di tazzine al giorno). Ciò ha consentito ai ricercatori di valutare il decorso di malattia anche in funzione di tale parametro.

Le informazioni – che hanno incluso i dati clinici e quelli relativi al consumo di caffè – sono state raccolte dal 27 ottobre 2005 al 18 gennaio 2018 e successivamente analizzate dall’1 maggio al 31 agosto 2018.

All’esito dell’analisi statistica, e al netto di fattori che avrebbero potuto condizionarne i risultati (quali, ad esempio, l’obesità e fumo di sigaretta), l’aumento dell’assunzione quotidiana di caffè è stato associato a un miglioramento significativo sia della sopravvivenza globale sia di quella libera da progressione della malattia.

Questi – nel dettaglio – i risultati: rispetto ai pazienti che non consumavano caffè, coloro che ne assumevano almeno una tazzina al giorno hanno avuto un aumento pari all’11% del tasso di sopravvivenza globale e un aumento pari al 5% della sopravvivenza libera da progressione della malattia.

Con almeno 4 tazzine al giorno, gli incrementi del tasso di sopravvivenza globale e del tasso di sopravvivenza libera da malattia hanno raggiunto – rispettivamente – il 36% e il 22%.

Come anticipato, trattasi di uno studio osservazionale che – pur aggiungendo un importante tassello di conoscenza – non rende informazioni sul rapporto causa-effetto, insomma non dimostra il modo in cui il caffè agirebbe positivamente sul carcinoma del colon-retto.

Tuttavia, l’associazione è stata rilevata, ed è risultata positiva. Inoltre, lo studio ha confermato indicazioni precedenti, relative ad osservazioni su forme tumorali colorettali non metastatiche, ponendo le basi per futuri trial clinici di intervento.

A questo studio è seguito un commento – anch’esso pubblicato su JAMA Oncology – nel quale è stato sottolineato che un potenziale collegamento tra il consumo di caffè ed il carcinoma del colon-retto è biologicamente plausibile; ciò in quanto il caffè contiene oltre mille composti chimici, molti dei quali svolgono un’attività bioattiva anti-ossidante, anti-infiammatoria e insulino-sensibilizzante, e pertanto possono risultare efficaci nel contrastare il cancro. 

Inoltre, le molecole contenute nel caffè possono favorire la motilità gastroenterica, riducendo in tal modo il tempo di stazionamento del cibo nel tratto digestivo e – nel contempo – la probabilità di formazione al suo interno di composti potenzialmente cancerogeni.

La ricerca di una spiegazione dei meccanismi biologici sottostanti alla associazione rilevata in questo studio statistico ha condotto alla formulazione di ulteriori interpretazioni.

Così, è stata ipotizzata l’azione positiva del caffè sulla composizione del microbiota intestinale (l’insieme delle specie di microrganismi che popolano fisiologicamente l’intestino), a sua volta coinvolto nei meccanismi infiammatori.

Inoltre, si è rilevato che consumare caffè riduce anche la quantità di bile e di acido glicolico circolante, una molecola già associata in precedenti studi a un maggior rischio di tumore del colon-retto.

Gli autori del commento – in conformità all’orientamento condiviso dalla comunità medico-scientifica internazionale – hanno sottolineato la necessità di condurre indagini più mirate e approfondite sul metabolismo del caffè all’interno dell’organismo, affinché si possa eventualmente raccomandare l’inclusione di questa bevanda nelle strategie di trattamento per i pazienti oncologici.

In conclusione, ecco quanto affermato da Ng. Kimmie, co-autrice dello studio: “I nostri risultati ci hanno permesso di stabilire un’associazione, ma non una relazione di causa-effetto. Di conseguenza, è prematuro raccomandare un’elevata assunzione di caffè come potenziale trattamento per il cancro del colon-retto, benché l’evidenza suggerisca che non è pericoloso e può arrecare benefici. Piuttosto, si aggiungono ulteriori dati sull’importanza della dieta e di altri fattori modificabili nel trattamento dei pazienti colpiti da questa forma di neoplasia. Sono sicuramente necessarie ulteriori ricerche per determinare quale sia la reale connessione causale tra consumo di caffè e miglior prognosi nei pazienti con cancro del colon-retto, in particolare per individuare i composti all’interno del caffè responsabili di questi vantaggi”.

Avv. Michele Ametrano

FONTI:


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