Una regolare pratica sportiva può prevenire il cancro?

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Nel corso degli anni, numerosi studi scientifici hanno affrontato il tema del nesso di causalità tra l’attività motoria e il rischio oncologico. Ecco cosa sappiamo oggi

Coloro che praticano regolarmente attività sportiva si ammalano meno rispetto a quanti conducono una vita sedentaria, perché il movimento induce l’organismo a produrre sostanze protettive o a ridurre il livello di infiammazione e le concentrazioni di sostanze pro-cancro (come alcuni ormoni femminili o l’insulina), anche se il meccanismo per cui l’attività fisica esercita un’azione anticancro non risulta ancora del tutto chiaro per alcuni tumori.

Non si sa neanche a quale età sia meglio iniziare, ma ciò soltanto in merito alla prevenzione del cancro; l’esercizio è comunque utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per evitare l’osteoporosi. Dunque, per questi ultimi obiettivi, è bene cominciare al più presto.

Gli esperti del Sistema sanitario britannico, inoltre, hanno affermato che l’esercizio fisico andrebbe prescritto come una medicina, sullo stesso ricettario.

Il movimento può essere molto efficace, ma non sempre viene preso sul serio dai pazienti. Eppure un’attività fisica regolare può allungare la vita, anche di alcuni anni.

Lo sport agisce sui sistemi metabolici dell’organismo ed oggi ci sono dimostrazioni scientifiche dei benefici della pratica sportiva sulla salute.

Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico.

La speranza è che – con il tempo – accada quanto si è già verificato con il cibo: siamo diventati tutti più consapevoli di ciò che mettiamo in tavola. Conosciamo le priorità benefiche di molti alimenti e cerchiamo di educare i più giovani ad una sana alimentazione. Per il movimento e lo sport sarebbe auspicabile che accadesse la medesima cosa: riuscire a diventare “esperti’’ in tutto ciò che ci aiuta a prevenire le malattie più gravi.

I ricercatori hanno compreso in che modo l’attività fisica agisce su alcuni meccanismi essenziali dell’organismo, come il metabolismo energetico ed ormonale, l’infiammazione ed il sistema immunitario. Muoversi aiuta a restare in forma, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio ed a perdere peso.

Lo sport ed il movimento recano anche altri giovamenti che oggi i ricercatori sono in grado di studiare nel dettaglio e che spiegano anche gli effetti preventivi nei confronti delle malattie cardiovascolari e del cancro.

Innanzitutto è bene distinguere tra due tipi di attività fisica: quella aerobica (che si attiva dopo 3-4 minuti di sforzo intenso e si stabilizza dopo 20 minuti), in cui il tessuto muscolare utilizza ossigeno per sintetizzare l’ATP, la molecola che fornisce energia al processo; e quella anaerobica, in cui la sintesi di ATP avviene in assenza di ossigeno. Con l’esercizio anaerobico i muscoli si allenano e si rinforzano, ma non c’è accelerazione del battito cardiaco. È quindi meno efficace in termini di prevenzione delle malattie, in particolare di quelle cardiovascolari. Invece, l’attività aerobica regolare aiuta a ridurre l’indice di massa corporea e quindi, in modo indiretto, a prevenire i tumori legati al sovrappeso ed all’obesità. L’aumento del flusso di sangue ossigena i tessuti, facilitando anche l’arrivo di sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e di conseguenza la trasformazione del tessuto sano in tumorale) e l’eliminazione delle sostanze tossiche accumulate. Questo processo avviene anche nel polmone, che è un organo riccamente vascolarizzato e la cui funzione è proprio l’ossigenazione del sangue e l’eliminazione delle sostanze di scarto.

Muoversi, inoltre, accelera il transito intestinale. Più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto dell’eliminazione rimangono in contatto con le mucose di stomaco ed intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule. L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico è considerata una delle principali ragioni per le quali il movimento può prevenire il cancro del colon.

Una pratica sportiva costante e moderatamente intensa riduce, invece, la concentrazione di alcuni ormoni (tra i quali gli estrogeni) a cui sono sensibili alcuni tumori come quelli dell’utero, del seno e della prostata.

Ancora, lo sport aumenta la sensibilità dei tessuti all’insulina e ne diminuisce il rilascio nel sangue, favorendo l’utilizzo immediato degli zuccheri. L’insulina, pur essendo un ormone essenziale per l’organismo, se presente in misura troppo elevata nel circolo sanguigno, stimola in modo eccessivo l’infiammazione e facilita la crescita dei tumori. È proprio per questo che, quando si parla di prevenzione con l’alimentazione, si suggerisce sempre il consumo di alimenti a basso indice glicemico, cioè quelli che aumentano lentamente il livello di insulina nel sangue.

Infine, l’attività fisica stimola il sistema immunitario, regolando il numero e l’attività di alcune cellule essenziali, fra cui i macrofagi ed i linfociti “natural killer”, implicate nel cancro.

Tuttavia, non è mai semplice dimostrare che un certo stile di vita apporti davvero dei benefici tangibili in termini di prevenzione delle malattie, perché i fattori confondenti possono essere molti. L’esercizio fisico non fa eccezione.

Eppure, diversi studi epidemiologici sono riusciti a fornire una prova su quanto una regolare pratica sportiva possa risultare utile nella prevenzione di particolari tumori, come di sèguito analizzeremo.

Gli effetti dell’attività fisica sul cancro del colon sono i più studiati. Al riguardo, disponiamo di oltre 50 studi specifici che dimostrano una riduzione del rischio di ammalarsi, proporzionale all’intensità, durata o frequenza della pratica sportiva. Alcuni studi stimano che le persone attive abbiano un rischio di sviluppare questo tipo di tumore inferiore del 30-40% rispetto alle persone sedentarie. I benefici massimi si ottengono con 30-60 minuti di attività fisica intensa (come una corsa ad andatura sostenuta) al giorno, ma anche un impegno minore apporterà benefici in proporzione, purché sia un’attività continuativa e non spezzata nell’arco della giornata. L’effetto protettivo è dimostrato con certezza per il colon, un po’ meno per il cancro del retto. Muoversi riduce la massa corporea (e l’obesità è un fattore di rischio importante per il tumore), ma anche il tempo di contatto tra le sostanze di scarto e la parete intestinale, riducendo quindi gli effetti tossici ed infiammatori. Fare sport è utile anche se ci si è ammalati di cancro, durante e dopo le terapie (se le condizioni fisiche lo permettono).

Anzi, “la giusta dose di fitness può migliorare in maniera significativa i sintomi e la qualità della vita dei pazienti oncologici”, come hanno affermato due gruppi di ricercatori francesi nel corso dell’ultimo congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), i quali hanno presentato i dati più recenti a sostegno dei benefici dello sport nelle donne colpite da un tumore al seno.

In merito al tumore al seno, si dispone di oltre 60 studi eseguiti in tutto il mondo ed i risultati sono piuttosto chiari: un’attività fisica frequente ed intensa riduce anche il rischio di sviluppare questo tumore. Alcuni studi hanno verificato cosa accade alle donne che – dopo la menopausa, dunque nel momento di maggior rischio di ammalarsi – iniziano ad allenarsi, dimostrando che anche in questo caso vi è un beneficio in termini di riduzione del rischio, se confrontato con quello delle donne sedentarie.

Una mezz’ora di attività intensa giornaliera (come mezz’ora di corsa) sembra sufficiente per attivare i meccanismi protettivi tra i quali la riduzione del peso, degli ormoni circolanti (nelle donne prima della menopausa) e del fattore di crescita insulino (IGF-1), migliorando così anche l’attività del sistema immunitario.

Gli studi sul cancro dell’endometrio, sebbene meno numerosi, dimostrano anch’essi una riduzione di questo tumore del 20-40 % in proporzione ad intensità e frequenza dell’impegno fisico. I benefici sono presenti in tutte le età. I meccanismi protettivi principali dipendono dalla riduzione del peso e della conseguente diminuzione degli ormoni femminili in circolo.

Alcune ricerche si sono concentrate sul cancro del polmone. In questo caso sembra che l’attività sportiva riduca del 20% circa il rischio di ammalarsi, ma non è in grado di contrastare gli effetti negativi del fumo, specialmente nelle donne.

Infine, vi sono numerosi studi sul cancro della prostata, che tuttavia non sono riusciti a dimostrare una riduzione significativa del rischio, benché i ricercatori ipotizzino che gli effetti positivi ci possano essere perché si tratta di un cancro sensibile agli ormoni, che vengono ridotti dalla pratica sportiva. Sono però necessarie ulteriori ricerche per confermarlo, anche se uno studio del 2005 ha dimostrato un rallentamento della progressione della malattia in uomini che, pur malati, praticavano un’attività sportiva regolare.

Non è la prima volta infatti che si parla dei benefici dell’attività fisica nei pazienti oncologici.

L’attività fisica praticata a partire dalla fase in cui ci si sottopone alla chemioterapia riduce il rischio di recidiva e di mortalità, con una efficacia paragonabile a quella legata all’azione dei farmaci”, afferma Michelino de Laurentis, Direttore della Divisione di Oncologia Medica Senologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli.

Il movimento, nel caso di un paziente oncologico, deve seguire un percorso tarato sulle personali capacità. Questo è quanto ha fatto un gruppo di ricercatori francesi, coinvolgendo in uno studio 114 pazienti (donne con tumore al seno, in un caso la malattia era già metastatica) messe al lavoro con dei personal trainer con una conoscenza specifica delle malattie oncologiche. “Abbiamo notato che i pazienti traggono i maggiori benefici se si allenano due o tre volte a settimana per almeno un’ora: sia durante il periodo delle terapie sia nei successivi sei mesi”, afferma Thierry Bouillet, oncologo all’American Hospital di Parigi e coordinatore della ricerca. In queste condizioni “protette”, con allenamenti incentrati su una serie di esercizi aerobici e sul potenziamento della forza muscolare, le pazienti hanno tollerato meglio i sintomi della malattia, la fatica generata dalle cure oncologiche e visto ridursi la perdita di massa muscolare (riducendo la massa grassa).

Nella medesima direzione vanno le conclusioni di un altro lavoro, che ha visto coinvolte oltre 2.500 donne affette da un tumore al seno di vario grado (dal primo al terzo). In questo caso i ricercatori, coordinati dall’italiano Antonio Di Meglio, oncologo all’Istituto Gustave Roussy di Villejuif, hanno avuto la conferma che ai pazienti oncologici andrebbero fornite le stesse raccomandazioni rivolte alla popolazione generale: ovvero 150 minuti di attività moderata-intensa a settimana.

I benefici rilevanti a sei e a dodici mesi dall’inizio della “terapia sportiva” – meno dolori ed affaticamento nel respirare – sono stati raggiunti sottoponendo le donne ad attività intense (come la danza e il nuoto) e ad altre ad attività moderate (come l’acqua-gym). Hanno riguardato, inoltre, anche quelle pazienti che, non avendo troppe possibilità, rischiavano di vedere la propria qualità di vita maggiormente intaccata dalla malattia. Anzi, secondo Di Meglio “è proprio su di loro, che spesso risultavano inattive prima della malattia, che bisognerebbe concentrarsi per stimolare l’adozione di uno stile di vita sano”.

Anna Di Martino

FONTI:


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