Immunoterapia: la nuova strategia per renderla più efficace

Un nuovo studio dell’ucla mostra che l’inibizione genetica e farmacologica dell’oncogene Pak4 scardina la resistenza all’immunoterapia

Una parte importante dell’evoluzione del trattamento oncologico è passata senza dubbio dallo sviluppo di farmaci capaci di “armare” il sistema immunitario per permettergli di attaccare al meglio le cellule tumorali. Tuttavia, l’immunoterapia ad oggi non produce risultati eterogenei. Molti pazienti con carcinoma avanzato, infatti, non rispondono ad una dei principali trattamenti farmacologici, quella anti Pd-1.

Un nuovo studio, condotto dagli scienziati dell’Ucla JonssonComprehensive Cancer Center, spiega il perché di questa resistenza. Come riporta una nota stampa dell’Adnkronos, Gabriel Abril-Rodriguez, dottorando nei dipartimenti di farmacologia e medicina dell’Ucla e primo autore della ricerca, ha spiegato: “Uno dei motivi principali per cui i pazienti non rispondono al blocco di Pd-1 è perché le cellule T non entrano mai nel tumore per attaccare le cellule tumorali“. “Abbiamo scoperto – continua il ricercatore – che le biopsie di pazienti che non hanno risposto al blocco di Pd-1 presentavano una sovraespressione di Pak4, e proprio questo ci ha portato a credere che l’oncogene avesse un ruolo nella risposta all’immunoterapico“.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Cancer, mostra che l’alta espressione di questo oncogene è anche correlata alla mancanza di cellule immunitarie che migrino per distruggere le cellule tumorali. Usando biopsie effettuate su pazienti con melanoma avanzato che avevano ricevuto pembrolizumab (un anticorpo monoclonale), i ricercatori hanno eseguito il sequenziamento del Rna per caratterizzare il fenotipo dei tumori. Così facendo, hanno visto che quelli che non rispondevano al blocco del Pd-1 avevano un’alta espressione di Pak4 e non erano infiltrati dalle cellule immunitarie. In poche parole, le cellule “soldato” non avevano trovato la strada per attaccare quelle “malate”.

Il team ha quindi inibito l’oncogene nelle linee cellulari utilizzando un inibitore farmacologico oppure ricorrendo alla tecnica di editing genetico nota come Crispr-Cas9. Così si è scoperto che l’eliminazione di Pak4 porta all’aumento della migrazione delle cellule immunitarie specifiche nel tumore. Quest’ultimo diventa, dunque, sensibile all’immunoterapia, superando così la resistenza iniziale.

Il Dottor Antoni Ribas, professore della Geffen School, ha specificato che “lo sviluppo di nuovi trattamenti come questo, per le persone che inizialmente non rispondono all’immunoterapia, è il prossimo passo avanti nei nostri sforzi per far funzionare meglio questo trattamento“, il quale ha poi aggiunto che “i risultati di questo studio potrebbero anche essere estesi ad altri tipi di tumore notoriamente resistenti al blocco del Pd-1, come il cancro del pancreas“.

L’inibitore di Pak4 utilizzato nello studio è già in fase di sperimentazione e presto potrebbe essere testato sull’uomo.

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